È il raid più massiccio dall’inizio della guerra. Tre vittime, tra cui un neonato.
Notte di terrore in Ucraina: le forze russe hanno lanciato oltre 800 droni e 13 missili – 9 da crociera e 4 balistici – colpendo 37 località in quello che viene definito l’attacco più vasto dall’inizio del conflitto, nel febbraio 2022. L’obiettivo principale è stata la capitale Kiev, presa di mira da centinaia di droni. Per la prima volta dall’inizio della guerra, le fiamme hanno avvolto il palazzo del Consiglio dei ministri, sede del governo ucraino. «Il tetto e i piani alti sono stati danneggiati, i soccorritori sono al lavoro per spegnere l’incendio», ha dichiarato la premier Yulia Svyrydenko.
Il sindaco Vitalii Klitschko ha confermato che altri edifici della capitale sono stati colpiti. Il bilancio provvisorio è di almeno tre morti, fra cui un bambino di pochi mesi.
Il gelo sul fronte diplomatico
Mentre la devastazione avanza, la prospettiva di negoziati sembra allontanarsi sempre di più. Il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov, parlando all’agenzia Tass durante il Forum economico di Vladivostok, ha ribadito che la risoluzione del conflitto richiede un «dialogo complesso» con le varie parti, ma non ha lasciato intravedere spiragli concreti. Riguardo agli sforzi dell’ex presidente americano Donald Trump per favorire un’intesa, Peskov ha parlato di un «sostegno totale», pur ammettendo che il percorso resta «molto difficile».
Perdite pesanti per Mosca
Secondo i dati diffusi dai vertici militari ucraini, la Russia avrebbe ormai perso oltre 1 milione di uomini dall’inizio della guerra: 1.088.150 secondo le stime di Kiev. Solo nelle ultime 24 ore, il bollettino segnala 970 caduti tra le file russe, sebbene non sia chiaro se i numeri includano anche i feriti.
Un’escalation che conferma come la guerra in Ucraina resti lontana da una soluzione diplomatica, mentre sul terreno continuano a crescere distruzione e vittime civili.

