ITALIA. Si vive nel rimpianto dei tempi d’oro, anche nella chiesa sotterranea che pure è rivestita d’oro vero, e i fedeli appoggiano le mani sulla teca dove c’è il corpo del santo. Una grazia, una speranza, il miracolo, questo si chiede a padre Pio. Più che un santo, un mito. Da milioni di clic, ma declinante a presenze, a contare i visitatori che salgono sul Gargano per portargli omaggio, gratitudine, lacrime. E a guardare il soldo, “c’è solo da piangere”. In un giorno di metà settimana, i chioschi di souvenir sono vuoti, i commercianti hanno il polso preciso della situazione economica di una città che vive in gran parte di turismo religioso, perciò si lamentano. La fede è anche un business, come sa chi gestisce i santuari del mondo, da Lourdes al più piccolo. Qui la crisi si vede di più perché San Giovanni Rotondo è sovradimensionata, esplosa con la canonizzazione e la santificazione del frate, trionfante nel Giubileo del 2000 e quindi gonfia di alberghi nuovi, ma poi tutto è passato e si è forse tornati a un giusto equilibrio, che non dispiace a padre Rinaldo Totaro, Guardiano del Convento dei Frati minori cappuccini: “Allora mettevamo le transenne in chiesa, come allo stadio, per regolare ingresso e uscita dalla messa. In quattro minuti il ricambio era fatto, e ne cominciava un’altra. Ora siamo tornati a una dimensione più umana”

