Un’imponente operazione della Direzione Distrettuale Antimafia di Palermo ha portato all’arresto di 181 persone, tra cui boss, gregari, estorsori e uomini d’onore appartenenti a diversi mandamenti mafiosi del capoluogo siciliano e della provincia. L’indagine, condotta dai carabinieri e coordinata dal procuratore Maurizio de Lucia e dalla procuratrice aggiunta Marzia Sabella, ha svelato la struttura interna delle famiglie mafiose, i loro affari illeciti e un nuovo tentativo di ricostruire la Cupola provinciale. Il blitz rappresenta un ulteriore colpo alle organizzazioni criminali, che negli ultimi anni hanno subito una forte repressione, con migliaia di arresti.
Le accuse
Gli indagati sono accusati, a vario titolo, di associazione mafiosa, tentato omicidio, estorsione (consumata o tentata) aggravata dal metodo mafioso, traffico di droga, favoreggiamento, reati in materia di armi, delitti contro il patrimonio e la persona, nonché esercizio abusivo del gioco d’azzardo.
Nel corso dell’operazione, familiari e conoscenti degli arrestati si sono radunati davanti alla caserma Giacinto Carini di Piazza Verdi, sede del Comando provinciale dei carabinieri, dove sono stati condotti gli indagati.
Dall’inchiesta è inoltre emerso che i boss utilizzavano una chat criptata per comunicare, servendosi di smartphone con sistemi di crittografia avanzata per proteggere le conversazioni e sfuggire ai controlli delle forze dell’ordine.
Il rimpianto della “vecchia mafia”
Le intercettazioni hanno rivelato un senso di nostalgia per la mafia di un tempo, considerata più potente e strutturata rispetto a oggi. In una conversazione captata dagli investigatori, il boss di Brancaccio Giancarlo Romano si lamentava dell’attuale debolezza dell’organizzazione:
“Il livello è basso. Oggi ne arrestano uno e si pente, ne arrestano un altro… Livello misero, basso. Ma di che Cosa stiamo parlando? Io spero sempre nel futuro, in tutta Palermo, da noi, spero nel futuro di chi sarà il più giovane.”
I vecchi boss ricordavano con orgoglio un’epoca in cui Cosa Nostra esercitava un’influenza significativa anche nei settori politici e istituzionali. Un’altra intercettazione testimonia il legame tra mafia e massoneria:
“A scuola ci devi andare. Conoscerai dottori, avvocati, quelli che hanno comandato l’Italia, l’Europa… I massoni sono gente con certi ideali, messi nei posti più importanti. Se tu guardi ‘Il Padrino’, lui non era il capo assoluto, ma aveva potere perché si era costruito contatti a livello politico. E noi cosa possiamo fare oggi?”
La critica alle nuove generazioni
Le nuove leve della mafia vengono criticate dai boss più anziani, che le accusano di aver abbassato il livello del crimine, dedicandosi a piccoli traffici di droga invece che a grandi affari.
“Ma tu devi campare con la panetta di fumo? Siamo ridotti così? Quelli di una volta, che sono finiti in carcere per tutta la vita, non parlavano di panette di fumo. Se parlavano di fumo, era perché doveva arrivare una nave piena di roba! Se parli con chi fa vero business, ti ride in faccia. Noi pensiamo di fare il business, ma oggi sono altri a farlo… Noi siamo diventati gli zingari.”
Queste parole testimoniano la frustrazione dei vecchi boss di fronte al cambiamento della criminalità organizzata, che ha perso la struttura e il prestigio di un tempo.

