Paolo Zampolli, imprenditore italo-americano e inviato speciale di Donald Trump per le partnership globali, è tornato a far parlare di sé con dichiarazioni che intrecciano diplomazia, geopolitica e religione. In un’intervista al Corriere della Sera, Zampolli ha dichiarato apertamente che il prossimo Papa dovrebbe essere italiano, e ha indicato il cardinale Pietro Parolin come il candidato ideale per succedere a Papa Francesco.
«Sua Eminenza il cardinale Parolin, che ho incontrato tante volte, sarebbe un Papa fantastico: primo perché italiano, secondo perché come segretario di Stato dal 2013 è la persona migliore», ha affermato Zampolli.
Chi è Paolo Zampolli
Zampolli è una figura eclettica: nato in Italia, trasferitosi negli Stati Uniti, è stato imprenditore nella moda e promotore di iniziative ambientali presso le Nazioni Unite. Dal 2016 è legato alla cerchia di Donald Trump, per cui ha ricoperto diversi ruoli di supporto, in particolare come collegamento informale con l’Italia e il Vaticano.
Nel tempo, ha coltivato un rapporto epistolare con Papa Francesco, a cui ha scritto il 4 novembre 2024, alla vigilia delle elezioni americane, assicurandogli che in caso di vittoria Trump sarebbe tornato alla Casa Bianca “come un leader che crede genuinamente nel bene degli Stati Uniti e del pianeta” e che “è pronto a porre fine ai conflitti”.
Parolin: un profilo da leader globale
Il cardinale Pietro Parolin, vicentino, classe 1955, è Segretario di Stato vaticano dal 2013. Considerato uno dei più influenti prelati della Curia, è stato più volte indicato come uno dei principali papabili, soprattutto per la sua lunga esperienza diplomatica, la moderazione dei toni e la visione equilibrata sui grandi temi globali.
Conosciuto per la sua gestione discreta ma incisiva dei rapporti internazionali, Parolin ha saputo muoversi con abilità tanto con i governi occidentali quanto con le potenze asiatiche, come dimostra il controverso ma strategico dialogo con la Cina.
Il sogno (americano) di un Papa italiano
Zampolli non è un membro del governo americano, ma le sue parole riflettono l’interesse – anche simbolico – che il mondo politico esterno nutre verso il futuro della Chiesa cattolica. Per molti, il sostegno a un Papa italiano rappresenterebbe un ritorno a una visione più tradizionale del ruolo del Vaticano, dopo i pontificati di Wojtyła e Bergoglio, polacco e argentino.
Il Vaticano, dal canto suo, mantiene il riserbo. Ma la discussione è ormai aperta: Papa Francesco, pur non avendo formalmente annunciato una rinuncia, ha rallentato il suo ritmo e ridotto gli impegni. Il prossimo Conclave potrebbe essere più vicino di quanto si pensi.
Una Chiesa sotto i riflettori geopolitici
L’appoggio di Zampolli a Parolin dimostra quanto la scelta del futuro Papa non sia solo una questione interna alla Chiesa, ma anche un tema che tocca i delicati equilibri tra fede, politica e diplomazia internazionale. In questo senso, Parolin rappresenta per molti l’uomo del dialogo, della continuità e della stabilità in un mondo sempre più turbolento.

