David Lazzari: «L’AI non è terapia, può creare dipendenza. Serve consapevolezza»
Un numero crescente di adolescenti si affida all’intelligenza artificiale per gestire disagi interiori, ansia e problematiche psicologiche. Un’abitudine ancora poco visibile ma sempre più diffusa, che comincia a preoccupare gli esperti della salute mentale.
«Non ci sono dati precisi, ma la tendenza è evidente: riceviamo molte segnalazioni, ed è una realtà in crescita anche in Italia», spiega David Lazzari, psicoterapeuta ed ex presidente dell’Ordine nazionale degli Psicologi, in un’intervista al Resto del Carlino.
Secondo Lazzari, questa nuova abitudine si colloca nella scia di fenomeni precedenti legati alla rete e ai social media: «Prima è successo con Internet, poi con i social, oggi tocca all’intelligenza artificiale. Il problema è che la tecnologia si evolve a una velocità tale da non lasciarci il tempo per elaborare una vera consapevolezza».
«Siamo sempre un passo indietro»
La rapidità con cui si susseguono le innovazioni tecnologiche rappresenta, secondo lo psicologo, una delle principali criticità: «Abbiamo il fiato sul collo, ogni giorno c’è qualcosa di nuovo. Siamo tutti un po’ principianti di fronte a questi strumenti. Il problema è che la nostra vita psichica, così come quella biologica, ha tempi molto più lenti», sottolinea.
«Non è terapia, ma può creare dipendenza»
Lazzari mette in guardia da un uso improprio dell’AI nel campo della salute mentale: «L’intelligenza artificiale sembra un giocattolo magico: tu fai domande, lei ti risponde in modo anche affascinante. Un po’ come se fosse la lampada di Aladino. Ma si rischia di sviluppare una vera e propria dipendenza. E soprattutto, c’è una grande differenza tra cercare informazioni tecniche o scientifiche e confidare questioni intime o emotive».
A questo proposito, l’ex presidente dell’Ordine degli Psicologi chiarisce: «Un chatbot non fa terapia. La psicoterapia è relazione, non una sequenza di risposte a domande. È un processo umano».
Il fenomeno, avverte, è tutt’altro che raro: «In studio mi capita spesso di incontrare ragazzi, anche minorenni, che mi raccontano di aver cercato aiuto nell’intelligenza artificiale. Ma poi, alla fine, hanno capito di aver bisogno di uno psicologo. È un dato che stiamo vedendo sempre più frequentemente».

