ITALIA. L’Italia chiude le sue scuole, e continuerà a chiuderle nelle prossime stagioni con frequenza crescente. Il crac di un Paese, il suo fallimento ontologico, è tutto qui, nei dati elaborati da Tuttoscuola, da quarant’anni sentinella editoriale del mondo scolastico italiano: nell’ultimo decennio sono stati definitivamente sbarrati i portoni di 2.621 istituti.
Gli istituti abbandonati sono tutti dell’infanzia e della primaria: 1.756 realtà destinate all’istruzione iniziale (3-6 anni) e 865 elementari (6-11 anni). Un problema che ha colpito soprattutto il Sud: due terzi degli istituti chiusi – 1.705 – erano collocati nel Meridione e nelle Isole. Il 15 per cento nel Nord-Ovest, l’11 per cento al Centro e il 10 per cento nel Nord-est. Per comprendere dove si situano i guai peggiori, in dieci anni sono state chiuse tre scuole dell’infanzia in Piemonte e ottantotto in Calabria. Le province più svuotate sono, nell’ordine, Cosenza, Reggio Calabria e Salerno.
“I piccoli centri, in particolare nei territori montani, hanno pagato il prezzo più alto, perdendo quello che è il primo luogo di aggregazione della comunità locale, presidio di cultura e relazioni educative”, dice Giovani Vinciguerra, direttore di Tuttoscuola.

