Le sanzioni imposte dall’Unione Europea contro decine di imprenditori russi, noti come oligarchi, stanno creando gravi problemi per Bruxelles. Alcuni di questi uomini d’affari, considerati in maniera forse troppo frettolosa come “facilitatori” dell’invasione dell’Ucraina, hanno infatti iniziato a vincere i ricorsi presentati contro le misure restrittive. Di fronte al rischio che questa situazione possa causare una reazione a catena con effetti devastanti, l’UE si sta mobilitando per rafforzare l’apparato giuridico e valutare nuove strategie per proteggere la propria posizione.
L’origine del problema risale allo scorso aprile, quando la Corte di Giustizia dell’Unione Europea ha deciso a favore di Mikhail Fridman, co-fondatore di Alfa Group, ordinando la revoca delle sanzioni nei suoi confronti e di Petr Aven, suo socio. La Corte ha ritenuto insufficienti le prove di un loro coinvolgimento diretto nell’invasione dell’Ucraina, determinando che non avrebbero dovuto essere inclusi nella lista nera. Questa decisione ha scatenato un’ondata di preoccupazione a Bruxelles, poiché mina l’efficacia della strategia sanzionatoria adottata contro la Russia.
Il caso Fridman non è isolato. Numerosi altri oligarchi stanno ottenendo vittorie legali simili, e le conseguenze iniziano a farsi sentire. Da un lato, c’è chi chiede una revisione delle modalità con cui l’UE ha agito finora, per evitare ulteriori errori e garantire che le sanzioni siano applicate solo in presenza di prove solide. Dall’altro, vi è la preoccupazione che cedere alle pressioni degli oligarchi possa dare un vantaggio strategico a Vladimir Putin, rafforzando la sua narrativa secondo cui l’UE starebbe agendo per motivi ideologici piuttosto che basandosi sul diritto internazionale.
Un esempio recente riguarda Dmitry Pumpyanskiy, ex re dell’acciaio, e sua moglie Galina Evgenyevna. Nonostante un primo rigetto del loro ricorso, la Corte UE ha poi ordinato la cancellazione delle sanzioni contro di loro e il pagamento delle spese legali. Anche altri oligarchi, come Moshe Kantor, uomo d’affari russo-israeliano ed ex presidente del Congresso Ebraico Europeo, stanno ottenendo attenzione per errori nei dossier che giustificano le sanzioni a loro carico.
La situazione è resa ancora più complessa dal fatto che molti di questi oligarchi, nel timore di essere colpiti dalle sanzioni, hanno già trasferito enormi somme di denaro dalla UE alla Russia, rafforzando così l’economia di Mosca e il sostegno delle élite a Putin, esattamente l’opposto di ciò che le sanzioni avrebbero dovuto ottenere.
Nel frattempo, il governo dell’UE si trova a dover decidere come procedere. Da un lato, c’è la necessità di evitare ulteriori sconfitte legali e di assicurarsi che le sanzioni colpiscano solo coloro che sono realmente coinvolti nell’appoggio a Putin. Dall’altro, vi è il rischio di un effetto boomerang che potrebbe indebolire ulteriormente la posizione europea.
Anche Roman Abramovich, ex patron del Chelsea, ha presentato un ricorso per ottenere la revoca delle sanzioni e un risarcimento di un milione di euro. Sebbene abbia perso la prima battaglia legale, molti altri oligarchi potrebbero seguire il suo esempio, cercando di ribaltare le sanzioni che finora hanno cercato di combattere la loro influenza.
L’UE è ora di fronte a un bivio: continuare sulla strada tracciata o rivedere completamente la propria strategia, con il rischio di dover ammettere che le sanzioni non stanno avendo l’effetto desiderato e potrebbero addirittura rafforzare l’avversario.

