Secondo un recente rapporto della Federation of American Scientists, la Cina possiede attualmente circa 600 testate nucleari, con molte altre in fase di produzione. Lo studio evidenzia come il gigante asiatico stia sviluppando il proprio arsenale con il tasso di crescita più rapido tra i nove stati dotati di armi atomiche, nonostante l’adesione al Trattato di Non Proliferazione Nucleare.
Il documento, pubblicato dal Nuclear Information Project, rivela che, a partire da maggio 2024, la Cina ha continuato a sviluppare tre nuovi campi di silos per missili balistici intercontinentali (ICBM) a combustibile solido e ha proseguito la costruzione di nuovi silos per i suoi ICBM DF-5 a combustibile liquido. Inoltre, Pechino sta sviluppando nuove varianti di ICBM e sistemi avanzati di lancio strategico. Il rapporto suggerisce che la Cina abbia già prodotto testate in eccesso per questi sistemi, pronte per essere installate una volta che i vettori diventeranno operativi.
Lo studio fa riferimento anche alle proiezioni del Pentagono, secondo cui l’arsenale nucleare cinese supererà le 1.000 testate entro il 2030. Nel rapporto 2024 presentato al Congresso americano, il Dipartimento della Difesa ha rivelato che Pechino potrebbe raggiungere circa 1.500 testate nucleari entro il 2035.
Tuttavia, la crescita dell’arsenale dipenderà dalle scorte cinesi di plutonio, uranio altamente arricchito (HEU) e trizio. Nel 2023, il Panel Internazionale sui Materiali Fissili ha stimato che la Cina possedesse circa 14 tonnellate di HEU e circa 2,9 tonnellate di plutonio separato disponibile per armi nucleari.
Il rapporto sottolinea che Pechino non ha prodotto grandi quantità di plutonio per il proprio programma di armamenti dagli inizi degli anni ’90. Tuttavia, la Cina sta combinando tecnologia civile e settore industriale con la base della difesa per sfruttare infrastrutture a doppio uso. Si ritiene che intenda accumulare significative scorte di plutonio attraverso i suoi reattori civili, inclusi due reattori autofertilizzanti raffreddati al sodio CFR-600 di dimensioni commerciali, attualmente in costruzione a Xiapu, nella provincia del Fujian.
Uno degli sviluppi più rilevanti della forza missilistica cinese a medio e lungo raggio è la produzione e il dispiegamento del DF-26 a doppia capacità. Dal 2018, il numero di lanciatori DF-26 è aumentato da 18 a 250, con un totale stimato di 500 missili nel 2024, secondo il Pentagono.
Il missile balistico a raggio intermedio DF-26 può trasportare testate convenzionali e nucleari ed è lanciato da un trasportatore mobile su strada con sei assi. Con una gittata di circa 4.000 chilometri, è in grado di colpire basi strategiche statunitensi a Guam e nel nord-est asiatico, oltre a gran parte della Russia e all’intero territorio indiano.
Infine, il Nuclear Notebook segnala che la Cina è probabilmente coinvolta nello sviluppo di un nuovo bombardiere stealth destinato a sostituire l’H-6. Secondo il Pentagono, il nuovo velivolo, noto come H-20, avrà capacità sia nucleari che convenzionali, un’autonomia superiore a 10.000 chilometri e la possibilità di rifornimento in volo, conferendogli una portata intercontinentale.

