Chiara Ferragni raccoglie oggi ciò che lo scandalo del “Pandoro Gate” aveva seminato: una fuga massiccia di clienti, fatturato a picco e un drastico ridimensionamento della sua società storica, Tbs Crew, cuore pulsante del marchio The Blonde Salad. L’influencer, diventata caso di studio prima nel marketing e poi nei manuali su come perdere reputazione in poche settimane, si ritrova oggi a fare i conti con numeri che parlano chiaro: dai quasi 18 milioni di euro di fatturato del 2023 a poco più di 1,3 milioni nel 2024. Un tonfo che definire clamoroso è un eufemismo.
Nel bilancio appena depositato, la Tbs Crew archivia l’anno con una perdita netta di 2,28 milioni di euro, dopo anni di utili milionari. E Chiara? Si giustifica parlando di “ripercussioni mediatiche” e della “sospensione di numerosi rapporti commerciali”. Ma la verità è che il pubblico – e soprattutto i brand – non dimenticano facilmente quando la trasparenza lascia spazio alla furbizia travestita da beneficenza.
Il 2025 non promette nulla di buono
Nel documento di gestione, Ferragni ammette che anche il 2025 sarà un anno senza svolte positive. Le previsioni restano incerte, si punta al contenimento delle perdite più che a una vera ripresa. Il futuro della Tbs Crew dipenderà anche dagli esiti giudiziari ancora in corso: insomma, la tempesta non è passata, e potrebbe ancora peggiorare.
La società, nata come agenzia e piattaforma per talent e progetti nel mondo della moda e del lifestyle, è ormai ridotta all’osso. Due dipendenti in meno, organico snellito, e Chiara che si taglia lo stipendio a metà: dai 320.000 euro del 2023 ai 160.000 del 2024. Un gesto che vuole forse dimostrare responsabilità, ma che arriva dopo anni di ricavi milionari e una gestione dell’immagine tutt’altro che trasparente.
Da impero digitale a caso aziendale
Tbs Crew, che un tempo dettava le regole dell’influencer marketing in Italia e oltre, oggi si trova in difficoltà più gravi di quelle affrontate da Fenice, altra società colpita dallo scandalo. E nonostante resti un patrimonio residuo di circa 9 milioni di euro, senza una vera inversione di rotta, quel tesoretto rischia di evaporare sotto il peso di costi fissi e credibilità compromessa.
Per Chiara Ferragni, icona di un’era dove la popolarità sembrava bastare a garantire tutto, questa crisi rappresenta forse la lezione più concreta: la fiducia del pubblico non è un accessorio di lusso da indossare a piacimento, ma il vero capitale di ogni brand. E quando si tradisce, il conto arriva. Salato. Anche più del pandoro.

