LA AUDIENCIA NACIONAL DOVRÀ RISARCIRE 30.000 EURO A UN ITALIANO ASSOLTO DOPO TRE ANNI DI CARCERE A TENERIFE
La Audiencia Nacional spagnola, con sede a Madrid, ha disposto che lo Stato risarcisca con 30.000 euro Vincenzo P., cittadino italiano residente a Tenerife, che aveva trascorso oltre 1.200 giorni in carcere preventivo durante un’inchiesta su presunti reati di riciclaggio di denaro e associazione mafiosa.
Panico era stato arrestato nell’ottobre del 2011 nell’ambito della “Operación Pozzaro”, un’indagine che collegava l’acquisto di immobili nel comune di Adeje (Tenerife) al presunto clan camorristico Nuvoletta-Polverino, legato alla storica organizzazione napoletana. L’operazione, coordinata a livello nazionale, coinvolse 21 persone e divenne una delle più rilevanti condotte alle Isole Canarie contro la criminalità organizzata di origine italiana.

Dopo anni di indagini e un processo celebrato nel 2016 davanti alla Audiencia Nacional di Madrid, Panico fu assolto dai reati di associazione a delinquere e riciclaggio, poiché il tribunale ritenne che non vi fossero prove sufficienti per dimostrare l’esistenza di un clan mafioso operante alle Canarie. Tuttavia, fu condannato a un anno e un mese di reclusione per detenzione illegale di armi, in seguito al ritrovamento di una pistola semiautomatica nella sua abitazione.
Poiché la condanna risultò notevolmente inferiore al periodo di detenzione preventiva già scontato, la stessa Audiencia Nacional, ora in sede contenzioso-amministrativa, ha riconosciuto il diritto all’indennizzo per il danno morale subito. La somma di 30.000 euro copre i quasi 900 giorni di privazione della libertà ritenuti indebiti.
Il tribunale ha invece respinto la richiesta di 800.000 euro avanzata da Vincenzo P. per presunti danni economici e d’immagine, giudicando non provata la perdita di beni o attività e negando il risarcimento per danno reputazionale, che potrà essere richiesto solo con un’eventuale procedura per errore giudiziario.
L’“Operación Pozzaro” si concluse nel 2016 con l’assoluzione di tutti i 20 imputati. I giudici stabilirono che non era stato dimostrato alcun collegamento concreto tra gli investimenti immobiliari nelle Canarie e le strutture della Camorra napoletana, ponendo fine a un caso che, per anni, aveva alimentato il sospetto della presenza mafiosa italiana nell’arcipelago.
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