Il Senato italiano ha approvato il disegno di legge per la riforma del premierato, segnando un passo cruciale verso l’elezione diretta del Presidente del Consiglio. Questo primo via libera è stato ottenuto con 109 voti favorevoli, 77 contrari e un astenuto, ma il percorso della riforma richiederà ulteriori tre approvazioni essendo una modifica costituzionale.
La premier Giorgia Meloni ha accolto positivamente il risultato, definendolo un progresso significativo per rafforzare la democrazia e garantire maggiore stabilità istituzionale. “È un primo passo per restituire ai cittadini il diritto di scegliere da chi essere governati”, ha dichiarato Meloni.
La reazione delle opposizioni
In risposta all’approvazione del Senato, le opposizioni – tra cui PD, M5S, AVS e +Europa – si sono radunate in piazza Santi Apostoli a Roma per manifestare contro la riforma del premierato e quella dell’autonomia differenziata, attesa alla Camera. Durante la manifestazione, i partecipanti hanno esposto cartelli contro la riforma e cantato “Bella Ciao”, evidenziando il loro dissenso verso quella che percepiscono come una minaccia alla Costituzione e all’unità nazionale.
La segretaria del PD Elly Schlein ha dichiarato: “Stiamo combattendo contro una riforma che rischia di spaccare l’Italia. È fondamentale unire le forze per fermare questo processo”. Anche il leader del M5S, Giuseppe Conte, ha sottolineato l’importanza dell’unità: “Non permetteremo che queste riforme distruggano i nostri principi democratici”.
Dettagli della riforma
Il cuore della riforma, contenuto nel ddl Casellati, prevede l’elezione diretta del Presidente del Consiglio per un mandato di cinque anni, rinnovabile per due legislature consecutive, con la possibilità di una terza se il periodo complessivo è inferiore a sette anni e sei mesi. Le elezioni del premier e delle Camere saranno contestuali, e una legge elettorale attuativa garantirà una maggioranza stabile nelle Camere.
La riforma include anche norme per la gestione delle crisi di governo, conferendo al premier eletto il potere di sciogliere le Camere, soggetto all’approvazione del Presidente della Repubblica. Le disposizioni transitorie stabiliscono che la riforma entrerà in vigore alla prima cessazione o scioglimento delle Camere successivo all’approvazione della legge elettorale.
La strada verso l’attuazione della riforma del premierato è ancora lunga e piena di ostacoli, con una forte opposizione politica e civile. Mentre il governo spinge per queste modifiche strutturali, le forze contrarie promettono di continuare la loro lotta per proteggere la Costituzione e l’unità del paese. La situazione rimane tesa, con il prossimo appuntamento alla Camera per la discussione dell’autonomia differenziata.

