Sono in quasi mille e da anni attendono una decisione definitiva: sono gli ex deputati e senatori che reclamano il ripristino del vitalizio cancellato nel 2018, quando alla presidenza della Camera c’era Roberto Fico (M5S). La delibera aveva trasformato il vitalizio in un trattamento assimilabile a una pensione contributiva, con importi drasticamente ridotti. Molti ex parlamentari si opposero, presentando ricorso. Da allora sono passati sette anni: da 1.300 ricorrenti iniziali, oggi ne restano meno di mille. Ma la battaglia continua.
Uno dei più determinati è Paolo Guzzanti, ex giornalista e parlamentare, che non usa mezzi termini: «Ho dato il sangue in Parlamento. Togliere quei soldi è una palese ingiustizia».
Il ricorso: il caso in mano al Collegio d’Appello di Montecitorio
La settimana scorsa si è tenuta un’udienza chiave davanti al Collegio d’Appello della Camera dei Deputati, presieduto da Ylenja Lucaselli (Fratelli d’Italia), che si è riservato la decisione. Tra i ricorrenti figurano volti noti della politica italiana: l’ex ministra Margherita Boniver, l’ex sindaco di Napoli Rosa Russo Iervolino, l’ex ministro Claudio Scajola, ma anche figure come Mario Capanna, Ilona Staller, Fabrizio Cicchitto, Mario Landolfi, e appunto Paolo Guzzanti.
“Non è un regalo”: il vitalizio come diritto acquisito
Secondo l’avvocato Maurizio Paniz, ex parlamentare e ora legale di molti ricorrenti, il vitalizio «non è un privilegio» ma un trattamento pensionistico legittimo, maturato con gli anni di contribuzione e basato sul principio della “legittima aspettativa”, tutelato dalla Costituzione. «Anche i parlamentari hanno diritto a una pensione dignitosa – spiega Paniz –. Il vitalizio matura a 65 anni ed è strettamente legato ai contributi versati».
L’Associazione degli ex parlamentari sottolinea che il ricorso riguarda una minoranza discriminata, dal momento che al Senato, invece, il principio della legittima aspettativa è già stato applicato.
Guzzanti: “Tornassi indietro, forse non farei più il parlamentare”
Tra i più critici verso la riforma voluta dal M5S c’è Paolo Guzzanti, che denuncia il clima di delegittimazione istituzionale iniziato, secondo lui, con il famoso lancio di monetine contro Craxi: «Da lì è cominciato il discredito del Parlamento, applaudito sia a sinistra che in parte a destra. Si è imposta l’idea che chi ha un vitalizio è automaticamente un privilegiato da colpire».
Oggi, Guzzanti percepisce circa 3.000 euro al mese: «È uno degli assegni meno tagliati, perché sono entrato col contributivo. Ma non me ne vergogno. È giusto che chi ha servito la Repubblica sia tutelato. Ho dato tutto, anche come presidente della commissione Mitrokhin. E le confesso: se potessi tornare indietro, non so se rifarei il parlamentare».
Qualche tempo fa aveva fatto scalpore una sua dichiarazione: sul conto gli erano rimasti 14 euro. «In tanti dubitarono, ma chiunque abbia affrontato un divorzio o problemi col Fisco può capire. Ora ho risolto temporaneamente, ma di certo non navigo nell’oro».

