Con 230 deputati in meno a seguito del taglio dei seggi, una decisione promossa dal Movimento 5 Stelle nella precedente legislatura e successivamente approvata anche dal Pd, i fondi destinati ai gruppi parlamentari sono rimasti invariati. E’ quanto svela un’inchiesta realizzata da Sergio Rizzo per il settimanale l’Espresso.
Per la Camera dei Deputati presieduta da Lorenzo Fontana, l’importo stanziato è di 30.870.000 euro, lo stesso di anni precedenti. Dividendo questa somma per 400 deputati, si ottiene una cifra di 77.175 euro a testa all’anno, 28.175 euro in più rispetto ai 49.000 euro per deputato della Camera con 630 seggi. Questo rappresenta un aumento effettivo del 57,5%.
La situazione al Senato è simile, con uno stanziamento di 22.120.000 euro per i gruppi, mantenuto invariato nonostante la riduzione dei seggi. Dividendo questa somma per 205 senatori (inclusi quelli a vita), si ottiene un importo di 107.902 euro a senatore.
Nonostante la riduzione del 36,5% del numero dei parlamentari, i finanziamenti di Camera e Senato non subiscono alcuna riduzione. Complessivamente, il Tesoro continua a erogare gli stessi fondi per i 600 deputati e senatori attuali come se fossero ancora 945.
Questo corrisponde a poco meno di un miliardo e mezzo di euro per la Camera (943.960.000 euro) e poco più di mezzo miliardo di euro per il Senato (505.360.500 euro). Il costo per seggio, considerando tutti i costi, è di 2.359.900 euro alla Camera e di 2.465.173 euro al Senato.
Questi dati sollevano interrogativi sulle spese pubbliche e l’efficacia del taglio dei seggi parlamentari. Nonostante le promesse di risparmio fatte in passato, la riduzione del numero dei parlamentari sembra non aver prodotto i risultati sperati per quanto riguarda il bilancio dello Stato.

