Ad Adeje si è svolto oggi, giovedì 9 ottobre, il primo Foro di Innovazione per la Salute sul Lavoro (INSAL), evento focalizzato su come i fattori sociali, organizzativi e relazionali costituiscano il nucleo del disagio lavorativo. Attraverso questo nuovo approccio, si propone di spostare l’attenzione da un modello sanitario tradizionale verso interventi preventivi e diretti nelle imprese. Organizzato da Comune di Adeje, Unità di La Laguna, Cabildo di Tenerife, GEHOCAN e Quirónprevención, il convegno ha chiamato a confronto esperti, istituzioni e rappresentanti aziendali su tematiche come conciliazione, casa, stabilità lavorativa e comunicazione interna, tutti elementi che influenzano profondamente la salute psicologica dei lavoratori. L’incontro ha anche offerto spazio di discussione su nuove modalità di supporto e prevenzione nei contesti aziendali.
L’apertura del Foro è stata affidata al sindaco di Adeje, José Miguel Rodríguez Fraga, che ha sottolineato la necessità di alleanza fra amministrazioni, mondo accademico e imprese, annunciando l’intenzione di dare continuità all’iniziativa. «Viviamo in un’epoca di stress permanente; la salute mentale è un valore che dobbiamo mettere al centro di ogni attività — ha dichiarato —. Non basta individuare i problemi, serve condividere buone pratiche, avvalersi di esperti e realizzare soluzioni applicabili che migliorino il benessere nei luoghi di lavoro».
María Candelaria Padrón, consigliera per l’Attenzione al Cittadino e la Qualità dei Servizi del Cabildo di Tenerife, ha evidenziato il ruolo imprescindibile delle istituzioni nel promuovere politiche preventive, conciliazione e sostegno al tessuto imprenditoriale. «Non possiamo chiedere alle aziende di agire da sole — ha detto —, spetta alle amministrazioni garantire pari opportunità, stabilità e prevenzione affinché ogni lavoratore si senta sicuro, ascoltato e valorizzato».
Nel corso del Foro, Daniela Postiglioni (GEHOCAN) ha illustrato le finalità dell’associazione nel favorire lo sviluppo delle persone all’interno delle imprese, definendo il convegno come una piattaforma per identificare le variabili del benessere lavorativo e tradurle in strumenti concreti. «Cerchiamo chiavi pratiche per prendersi cura delle persone e migliorare con il contributo reciproco fra professionisti ed enti», ha affermato.
Tra i relatori principali, il professor Luis Alberto García (Psicologia dell’Educazione, Università de La Laguna) ha proposto un cambio di paradigma: dallo schema esclusivamente sanitario a un intervento ravvicinato nelle organizzazioni stesse. Ha richiamato l’attenzione sul fatto che «il 50% del malessere psicologico è spiegato da variabili sociali» e ha criticato il modello che culmina sempre in permessi di malattia e terapie farmacologiche senza valutare cosa accade nella struttura lavorativa e nei rapporti interpersonali. García ha presentato un modello in quattro competenze (imparare, fare, relazionarsi, essere) per l’intervento aziendale, con diagnosi e azioni specifiche: apprendimento (auto-efficacia), fare (creatività, abitudini salutari), relazione (empatia, ascolto, assertività), essere (controllo e comprensione emozionale, impegno, comunicazione).
Un altro intervento significativo è stato quello del psicoterapeuta Luis Muiño, che ha analizzato come la tecnicizzazione, l’individualismo e il telelavoro stiano modificando le dinamiche personali e professionali. Muiño ha stimato che il 60% dei lavoratori abbia sofferto di ansia o depressione, anche se molti casi sono nascosti e non diagnosticati. Ha messo in luce come digitalizzazione, perdita di routine, instabilità e comunicazione impattino negativamente la salute mentale, e ha suggerito cinque strategie pratiche (differenziare colpa e responsabilità, tecniche di autocontrollo, motivazione interna, prevenzione del burnout, sviluppo della resilienza) per contrastare queste dinamiche.
Infine, la mediatore Montse Mir, autrice della metodologia Mediala, ha parlato del ruolo della mediazione come strumento preventivo nei conflitti lavorativi. Ha sostenuto che in molti casi le abilità per gestire tensioni già esistono, ma sono poco sviluppate, e che la mediazione può restituire alle persone il loro potere. Ha proposto protocolli e spazi di ascolto sicuri, basandosi sul valore del riconoscimento e della partecipazione come presupposti per gestire il conflitto senza scivolare in stati patologici.
Il programma includeva due tavole rotonde: una sulla gestione dell’assenteismo, con tecnici e responsabili di enti regionali e aziende, e l’altra sui casi aziendali virtuosi, presentati da responsabili di prevenzione, risorse umane e medicina del lavoro nelle Isole Canarie. A chiudere l’evento, la relazione “La salute mentale in tempi di cambiamento”, del divulgatore Luis Muiño, modulata da Bosco González, che ha posto l’obiettivo del convegno in un quadro di cambiamento narrativo: riconoscere assenze e conflitti come espressioni della persona e delle sue traiettorie.
