Nei primi mesi del 2025, il Servicio Canario de la Salud (SCS) è stato condannato a versare quasi 1,3 milioni di euro in risarcimenti per nove casi di negligenza medica avvenuti in diverse isole dell’arcipelago, come riconosciuto dal Tribunal Superior de Justicia de Canarias (TSJC).
Uno dei primi casi risale a gennaio, quando a un residente di Lanzarote è stato riconosciuto il diritto a ricevere 65.000 euro dal SCS e da una mutua assicurativa. L’uomo aveva subito una frattura all’anca sinistra in seguito a un incidente sul lavoro nel giugno 2018, ma la diagnosi fu effettuata con 14 giorni di ritardo. Quando finalmente si decise di intervenire chirurgicamente, non c’erano posti disponibili sull’isola e, per motivi mai chiariti, neppure il trasferimento a Gran Canaria si concretizzò. Dopo un contenzioso con l’assicurazione, il TSJC stabilì che entrambe le parti dovessero rispondere in solido per spese e risarcimento.
Sempre nello stesso periodo, il SCS è stato condannato a pagare 352.479 euro a una donna per la morte delle sue gemelle dovuta a errori nella gestione di una gravidanza ad alto rischio. L’assenza di misure di sicurezza adeguate provocò un’infezione con esito fatale.
Un altro caso riconosciuto dal TSJC riguarda un uomo che perse il testicolo destro a causa del ritardo nella diagnosi. L’importo dell’indennizzo non è stato ancora definito.
Nel marzo 2020, una residente di Fuerteventura si recò in un centro medico accusando perdita di forza al lato sinistro del corpo. Venne trasferita al Hospital Insular, dove un traumatologo le diagnosticò un danno ai nervi e la dimise senza ulteriori accertamenti. Il giorno successivo le condizioni peggiorarono e solo allora venne scoperta una lesione cerebrale con emorragia, che rese necessario un trasferimento urgente a Gran Canaria. La donna ottenne un risarcimento di 200.000 euro, riconosciuto dai tribunali come conseguenza di un primo errore diagnostico.
Il TSJC ha inoltre confermato una condanna di 6.000 euro per un paziente sottoposto a intervento urologico senza aver ricevuto informazioni adeguate, senza test preliminari né consenso informato. Inizialmente, il Consejo Consultivo aveva stimato il risarcimento in 12.000 euro, ridotto poi dalla giustizia alla metà.
Un altro episodio ha riguardato un uomo del sud di Gran Canaria, affetto da patologia terminale e con necessità di assistenza continua, che fu dimesso dal Hospital Insular senza accompagnamento. Da allora, da oltre due anni e mezzo, risulta scomparso. Ai familiari è stato riconosciuto un risarcimento di 60.000 euro.
Sempre a Gran Canaria, una donna riceverà 130.000 euro per carenze nell’assistenza sanitaria: l’SCS aveva già accettato di pagare 122.000 euro, ma il TSJC ha rigettato il ricorso del Governo canario, ritenendo irrilevante la differenza.
Due figli di un’anziana di 86 anni riceveranno invece 60.000 euro per la morte della madre, ricoverata all’Hospital Negrín nell’agosto 2017. Nonostante fosse stata classificata come paziente ad alto rischio di caduta, non vennero adottate misure di sicurezza. La donna, disorientata e agitata, cadde dal letto a ottobre e morì due giorni dopo. Episodi simili si erano già verificati in precedenza durante altri ricoveri.
Un caso particolarmente grave riguarda una bambina di Tenerife, alla quale furono amputate entrambe le gambe all’altezza delle caviglie. Quando fu portata al centro di salute con febbre alta, non le venne prescritto alcun antibiotico. L’SCS è stato condannato a pagare 273.000 euro, oltre a farsi carico di tutte le operazioni future necessarie all’adattamento delle protesi durante la crescita.
Infine, il marito di una donna che nel marzo 2021 cadde in doccia, perdendo conoscenza e riportando dolori cervicali, riceverà 145.200 euro. La paziente fu visitata due giorni consecutivi al centro di salute di Ingenio, dove le venne diagnosticata una semplice cervicalgia e dimessa senza esami. Morì 24 ore dopo. La denuncia sottolineava che non vennero seguiti i protocolli previsti per cadute e traumi cranici.

