GIAPPONE. L’annuncio del premier Fumio Kishida tra le proteste dei pescatori. L’ira di Pechino e degli ambientalisti, ma c’è il lasciapassare dell’Agenzia internazionale dell’energia atomica.
Tanta acqua da poter riempire 500 piscine olimpiche, ovvero circa 1,3 milioni di tonnellate e che il Giappone ha deciso di sversare in mare. È questo il nodo della controversia che sta suscitando agitazione in Cina e ha innescato serie preoccupazioni sulla reputazione dei futuri prodotti idrici nipponici.
Non parliamo di acqua qualunque, sono acque reflue, che includono pioggia e acqua sotterranea contaminate durante il processo di raffreddamento delle barre di combustibile nucleare danneggiate dall’esplosione della centrale atomica di Fukushima nel 2011. Il tutto causato da uno degli tsunami più potenti della storia recente del Giappone.
Le acque nefaste sono attualmente contenute in oltre 1.000 serbatoi di acciaio sul sito, proprio accanto alla famigerata centrale, ma la Tepco (operatore della centrale) ha avvertito che lo spazio di stoccaggio è ormai in via di esaurimento: non si può continuare ad accumulare acqua all’infinito, è il loro argomento.
Prima dello scarico, l’acqua trattata sarà diluita con acqua di mare sino a un quarantesimo della concentrazione consentita secondo gli standard di sicurezza giapponesi, e poi verrà rilasciata attraverso un tunnel sottomarino situato a un chilometro di distanza dall’impianto.

