Più di 70 docce situate nelle spiagge delle Canarie sono state trovate “chiuse” sabato scorso. I cartelli su ognuna di esse, posizionate a Lanzarote, La Palma, La Gomera e Tenerife, recitano: “L’acqua per il popolo”. L’azione anonima ha lo scopo di sensibilizzare riguardo alla crisi idrica che attraversa l’arcipelago. “L’acqua deve essere per le persone e per l’agricoltura, non per i turisti”, affermano i manifestanti.
“In un momento di crisi idrica in cui ci sono villaggi e quartieri in tutta la Canaria senza acqua per mesi, perché c’è acqua per il turismo?”, si chiedono. Nella stessa settimana, il Cabildo di Tenerife ha proposto di estendere fino al 28 febbraio 2025 la dichiarazione di emergenza idrica nell’isola. Tale dichiarazione include la realizzazione di 34 interventi urgenti, tra cui l’installazione di cinque desalinizzatori portatili, ma non menziona il settore turistico, nonostante il fatto che un hotel a cinque stelle consumi circa 400 litri d’acqua per cliente al giorno, quattro volte più rispetto a un residente.
A Lanzarote, il 11 novembre, il Consorzio Insulare dell’Acqua ha dichiarato l’emergenza idrica per Lanzarote e La Graciosa. Il presidente del Cabildo ha sottolineato che l’isola sta affrontando una crisi critica che minaccia l’approvvigionamento di acqua potabile alla popolazione. I residenti soffrono da mesi per le interruzioni di fornitura, tanto che il 20 ottobre hanno protestato per chiedere soluzioni urgenti. Pochi giorni prima, un gruppo di attivisti ha fatto irruzione nell’hotel Papagayo Arena, nella zona turistica di Playa Blanca, per informare i clienti che l’hotel è illegale. “La nostra acqua è nella tua piscina”, rivendicavano.
“Non si capisce come possiamo essere in crisi e non ci siano restrizioni per l’uso inutile dell’acqua. Non ci fermeremo”, concludono.

