ICE IN ITALIA PER MILANO-CORTINA 2026, IL GOVERNO FRENA E METTE PALETTI
Tiene banco la polemica sulla possibile presenza di agenti dell’agenzia statunitense ICE (Immigration and Customs Enforcement) in occasione delle Olimpiadi Invernali Milano-Cortina 2026. Una vicenda che ha acceso il dibattito politico e sociale in Italia, tra proteste di piazza, prese di posizione istituzionali e le rassicurazioni del Governo.
Secondo quanto emerso nei giorni scorsi, gli Stati Uniti avrebbero ipotizzato il coinvolgimento di personale ICE nell’ambito della sicurezza legata ai Giochi, in particolare per attività di supporto alle delegazioni americane e per la cooperazione su minacce di natura transnazionale.
La notizia ha immediatamente suscitato reazioni forti, soprattutto a Milano, dove centinaia di persone sono scese in piazza per dire “no” alla presenza dell’agenzia americana. Manifestazioni e appelli pubblici hanno coinvolto associazioni, sindacati e movimenti civici, che considerano ICE incompatibile con i valori di accoglienza e tutela dei diritti umani che dovrebbero caratterizzare un evento olimpico.
ICE è infatti un’agenzia molto controversa negli Stati Uniti, spesso criticata per il suo ruolo nelle politiche migratorie e per operazioni considerate aggressive nei confronti dei migranti irregolari. Proprio questa reputazione ha reso la sua possibile presenza in Italia particolarmente sensibile sul piano politico e simbolico.
Sul fronte istituzionale, diversi esponenti politici e amministratori locali hanno espresso una netta contrarietà. Da Milano sono arrivate dichiarazioni dure, con richieste al Governo di chiarire e, se possibile, bloccare qualsiasi coinvolgimento dell’agenzia americana.
Di fronte alle polemiche, il Ministero dell’Interno e il Governo italiano hanno cercato di raffreddare il clima, precisando che non esiste alcun accordo che consenta ad agenti stranieri di svolgere attività di polizia sul territorio nazionale. La linea ufficiale è chiara: l’ordine pubblico e la sicurezza restano di esclusiva competenza delle autorità italiane.
Secondo quanto riferito da fonti governative, l’eventuale presenza di personale ICE sarebbe limitata a ruoli di consulenza tecnica e cooperazione informativa, senza poteri operativi, arresti o controlli sul territorio. Una formula già utilizzata in altri grandi eventi internazionali, ma che in questo caso non ha evitato lo scontro politico.
Il Governo parla quindi di “paletti chiari”, mentre dall’opposizione e dalla società civile si continua a chiedere un no totale e formale alla presenza dell’agenzia statunitense, anche solo a livello simbolico.
La vicenda rischia di accompagnare l’avvicinamento ai Giochi Olimpici, con ulteriori interrogativi ancora aperti: se e in che misura vi sarà cooperazione con le autorità americane, quali figure saranno presenti e con quali funzioni precise.
Una cosa, al momento, appare certa: la sicurezza di Milano-Cortina 2026 sarà gestita dalle forze italiane, mentre qualsiasi coinvolgimento straniero resterà, se confermato, sotto stretto controllo e senza alcun potere sul territorio nazionale. Tuttavia, il caso ICE continua a dividere il Paese e ad alimentare un dibattito che va ben oltre lo sport.
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