Hacienda, l’Agenzia delle Entrate spagnola, ha intensificato le ispezioni sui privati che possiedono immobili in affitto, concentrandosi negli ultimi mesi in particolare su quelli destinati ad uffici. L’obiettivo è duplice: evitare che i proprietari deducano nel calcolo dell’IRPF (l’imposta sul reddito) le spese relative all’immobile (come IBI, condominio, assicurazioni o interessi ipotecari) per i giorni in cui l’immobile non è stato affittato, e obbligarli a pagare le tasse anche per i periodi in cui l’immobile è vuoto, tramite l’imputazione di rendite, ovvero un 2% del valore catastale o 1,1% se il valore è stato rivisto dopo il 2012.
Gli avvocati concordano nel dire che l’aumento delle ispezioni è dovuto alla sentenza della Corte Suprema del 25 febbraio 2021, che ha stabilito che i proprietari non possono dedurre le spese proporzionalmente ai giorni in cui l’immobile non è stato affittato, e devono inoltre pagare le tasse per l’imputazione di rendite in quel periodo.
Juan Osuna, socio del dipartimento fiscale di Fieldfisher, afferma che le ispezioni “sono in aumento” perché l’Agenzia delle Entrate ha accesso ai dati relativi al consumo delle abitazioni, come luce e acqua, e quando questi consumi sono troppo alti o troppo bassi, emergono automaticamente. “A mio avviso, il contenuto della sentenza della Corte Suprema è ingiusto, ma va rispettato. Il fatto che, quando un inquilino lascia l’immobile e passano quindici giorni prima che venga affittato di nuovo, non si possa dedurre una spesa come l’IBI sembra piuttosto ridicolo, soprattutto se il proprietario non ha intenzione di vivere lì, e ancor meno in un ufficio”, commenta Osuna.
Osuna aggiunge che la stessa situazione si verifica anche con gli affitti turistici: se l’immobile non è affittato tutto l’anno, il proprietario deve pagare per l’imputazione di rendite in quei periodi e non può dedurre le spese.
La soluzione, secondo Juan Osuna, è limitata poiché la sentenza è sostenuta dalla Corte Suprema e, con l’attuale obbligo nella dichiarazione dei redditi di indicare i giorni di inizio del contratto d’affitto, risulta evidente quando un inquilino lascia l’immobile e quando ne entra uno nuovo.
Sergio Carpio, socio dello studio legale ETL Global, osserva che le ispezioni si sono concentrate maggiormente sugli immobili adibiti a uffici, poiché questo settore, dopo la sentenza della Corte Suprema, è stato uno dei più colpiti non solo dalla pandemia, ma anche dall’ascesa del telelavoro, che ha lasciato molti uffici vuoti.
Secondo Carpio, “è assolutamente contraddittorio” che la sentenza non permetta ai proprietari di detrarre una serie di spese legate al semplice possesso del bene, anche se l’immobile è destinato all’affitto ma è vuoto, e che debbano comunque pagare una sorta di imposta sulle rendite, calcolata sul valore catastale. Carpio ritiene, però, che la questione arriverà alla Corte di Giustizia dell’Unione Europea (CGUE), perché chi subisce questo tipo di ispezione farà ricorso fino all’ultimo grado e “spesso, quando un contribuente arriva in Europa, gli viene data ragione”.
Bosco Montejo, responsabile della pratica fiscale di Freshfields, spiega che il regime di imputazione delle rendite è sempre stato oggetto di discussione, poiché impone di pagare le tasse come se si percepisse un reddito quando in realtà non è così, il che potrebbe entrare in conflitto con il principio di capacità contributiva sancito dalla Costituzione. “Il proprietario deve dichiarare un’imputazione basata su una percentuale del valore catastale quando l’immobile non è affittato, perché se lo fosse, genererebbe un reddito immobiliare”, aggiunge Montejo.

