La tragica scomparsa di Davide Garufi, noto su TikTok come Alexandra, ha riportato all’attenzione pubblica le devastanti conseguenze dell’odio online e del cyberbullismo. Davide, un giovane di 21 anni residente a Sesto San Giovanni (Milano), aveva scelto di condividere sui social media il suo percorso di transizione di genere, affrontando apertamente le sfide legate alla sua identità. Questa esposizione lo ha però reso bersaglio di numerosi hater, che hanno inondato i suoi profili di commenti offensivi e discriminatori.
Nella notte tra mercoledì e giovedì scorsi, Davide si è tolto la vita utilizzando l’arma di ordinanza del padre, una guardia giurata. La Procura di Monza ha aperto un’inchiesta per istigazione al suicidio e omessa custodia di arma da fuoco, focalizzandosi sugli autori degli insulti online che potrebbero aver contribuito alla sua decisione.
Il cyberbullismo rappresenta una forma di violenza moderna, caratterizzata da comportamenti aggressivi e intimidatori perpetrati attraverso mezzi digitali. Questi atti possono includere diffamazione, molestie, minacce e diffusione di informazioni personali senza consenso. Le conseguenze per le vittime sono spesso devastanti, portando a isolamento sociale, depressione e, nei casi più gravi, al suicidio.
In Italia, il codice penale prevede all’articolo 580 la punizione per chiunque istighi o aiuti al suicidio, con pene che variano in base all’esito dell’atto e alle conseguenze derivate. Se il suicidio avviene, la reclusione prevista è da cinque a dodici anni; se non avviene, ma provoca lesioni gravi, la pena è da uno a cinque anni.
La vicenda di Davide richiama alla memoria altri casi simili, come quello di Tiziana Cantone, una giovane donna che nel 2016 si tolse la vita dopo la diffusione non consensuale di video privati e il conseguente linciaggio mediatico. Questi episodi evidenziano la necessità di una maggiore consapevolezza e responsabilità nell’uso dei social media.
È imperativo che la società affronti con determinazione il fenomeno dell’odio online. Le piattaforme digitali devono implementare misure più efficaci per monitorare e sanzionare comportamenti abusivi, mentre gli utenti devono essere educati all’empatia e al rispetto reciproco. Solo attraverso un impegno collettivo sarà possibile creare un ambiente digitale più sicuro e inclusivo per tutti.

