In Italia, all’interno delle basi militari di Ghedi (in Lombardia) e Aviano (in Friuli Venezia Giulia), sono custodite almeno 35 testate nucleari statunitensi del tipo B61-12. Parliamo di ordigni che possono essere sganciati da cacciabombardieri e che, a piena potenza, superano di oltre 80 volte la forza distruttiva della bomba lanciata su Hiroshima.
L’Italia si conferma così il paese dell’Unione Europea con la più alta concentrazione di armi nucleari. Non si tratta però di armamenti italiani: appartengono tutti agli Stati Uniti e rientrano nel programma di “condivisione nucleare” della NATO. A riportarlo è il Nuclear Weapons Ban Monitor 2024, un rapporto internazionale presentato alla Conferenza degli Stati Parte del Trattato sulla Proibizione delle Armi Nucleari.
Le basi e il loro arsenale
La base di Ghedi, situata a circa 25 chilometri da Brescia, si estende su oltre 10 km². Recentemente, è stata potenziata con l’arrivo di 30 caccia F-35, velivoli in grado di trasportare armamenti nucleari. La base di Aviano, invece, è localizzata vicino a Pordenone ed è operativa congiuntamente dagli anni ’50 grazie a un accordo bilaterale tra Roma e Washington. Anch’essa rientra nell’infrastruttura NATO.
Secondo il rapporto, ad Aviano sarebbero conservate tra 20 e 30 testate, mentre Ghedi ne ospiterebbe tra 10 e 15. Entrambe le basi custodiscono le nuove B61-12, bombe nucleari progettate per essere altamente versatili: la loro potenza può variare, in base alla missione, da 0,3 a 50 chilotoni. Tuttavia, quando penetrano nel terreno ed esplodono, possono sprigionare un’energia pari a 1.250 chilotoni, ossia circa 83 volte Hiroshima.
Armi per guerre “contenute”
Le B61-12 sono state progettate per scenari di guerra nucleare “limitata”, in cui colpire obiettivi strategici in profondità – come ad esempio bunker sotterranei in paesi come l’Iran – senza innescare un conflitto atomico su scala globale. A differenza delle precedenti versioni a caduta libera, le nuove testate sono equipaggiate con un sistema di guida di precisione sviluppato da Boeing, che consente lo sgancio da distanze elevate.
Secondo il giornalista e analista militare Antonio Mazzeo, non si può escludere che anche altre installazioni presenti sul territorio italiano possano essere usate come basi di transito per questi ordigni.

