GENITORI MAGREBINI VISITANO UN CENTRO PER MENA E RIPARTONO LASCIANDO I FIGLI ALLO STATO
Una nuova controversia scuote il sistema di accoglienza dei minori migranti non accompagnati nelle Isole Canarie. Secondo una denuncia diffusa nei giorni scorsi, un centro per MENA situato a Telde, Gran Canaria, avrebbe consentito a genitori magrebini di visitare brevemente i propri figli per poi ripartire lasciandoli sotto la tutela dello Stato spagnolo.
Il centro coinvolto sarebbe il Centro Capellanías, gestito dall’associazione Quórum Social 77. La denuncia nasce dalla diffusione di presunti messaggi interni di WhatsApp, condivisi attraverso reti sociali, nei quali gli operatori parlerebbero del protocollo da seguire durante queste visite: i genitori arriverebbero sull’isola, trascorrerebbero alcune ore con i figli e, al termine dell’incontro, farebbero ritorno nel loro Paese lasciando i minori nelle strutture di accoglienza.
La vicenda ha immediatamente riaperto il dibattito sulla gestione della tutela dei minori stranieri nelle Canarie, un sistema già da anni sotto pressione a causa del numero elevato di arrivi e della saturazione dei centri. Diversi settori politici e sociali chiedono chiarimenti urgenti, sottolineando la necessità di verificare se tali visite possano configurare un’abdicazione volontaria alla responsabilità genitoriale o se vi siano altre motivazioni non note.
Al momento, non risultano comunicazioni ufficiali da parte del Governo delle Canarie o della Fiscalía che confermino l’apertura di un’indagine specifica sul caso. Tuttavia, le autorità hanno ribadito in altre occasioni che la tutela dei minori migranti deve sempre garantire il loro benessere, la loro sicurezza e il rispetto delle norme vigenti.
La denuncia arriva in un contesto complesso: negli ultimi mesi, alcuni centri per minori dell’arcipelago sono stati oggetto di controlli giudiziari per presunte irregolarità nella gestione, mentre diversi episodi di sfruttamento o fuga di minori hanno alimentato le preoccupazioni dell’opinione pubblica.
La situazione, dunque, rimane delicata e il caso del centro di Telde aggiunge ulteriore tensione a un sistema che, secondo numerosi osservatori, necessita di maggiore trasparenza, risorse stabili e controlli più rigorosi per garantire effettivamente la protezione dei minori affidati allo Stato.
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