Dazi ridotti al 15%, sconti per l’auto, incognita sui farmaci. In cambio, l’UE apre la porta a energia e armi americane per centinaia di miliardi.
L’Europa evita la guerra commerciale con gli Stati Uniti siglando un’intesa di compromesso che, pur non eguagliando la linea morbida del Regno Unito (10%), definisce una tariffa unica del 15% su gran parte dei beni scambiati tra le due sponde dell’Atlantico. L’accordo, siglato tra Ursula von der Leyen e Donald Trump nella cornice scozzese di Turnberry, prende il nome proprio da questa località simbolica e segue le orme dell’intesa già sottoscritta dal Giappone.
Nel concreto, dal primo agosto entrerà in vigore una tariffa fissa del 15% su prodotti meccanici, macchinari industriali, beni alimentari e capi di moda. Un significativo passo avanti, considerando che, ad esempio, le automobili europee erano finora gravate da dazi del 27,5%.
Settori strategici sotto osservazione: farmaci, microchip ed elettronica
Tuttavia, non tutto è definito con chiarezza. Il settore farmaceutico — prima voce dell’export europeo verso gli USA — resta in bilico. Sebbene teoricamente incluso nel tetto del 15%, Trump ha suggerito che i medicinali potrebbero restare fuori dall’accordo. Il rischio è che, a causa delle indagini sulla sicurezza nazionale (la famigerata Sezione 232), si apra la porta a nuovi dazi per riportare parte della produzione in patria. Stesso destino potrebbe toccare all’elettronica di consumo e alla microcomponentistica.
Chi è davvero esente: aerei, chimica e alcuni farmaci generici
Nonostante le ambizioni iniziali della Commissione europea di azzerare le tariffe in modo reciproco, l’accordo finale prevede esenzioni solo per alcuni settori mirati. Niente dazi, ad esempio, per il comparto aeronautico (Boeing e Airbus inclusi), alcuni prodotti chimici e farmaci generici, le macchine per produrre semiconduttori, alcune materie prime e risorse naturali. È possibile un’esenzione anche per i superalcolici, ma il vino resta escluso.
L’Europa apre il portafoglio: maxi-impegni su energia e difesa
Il patto prevede anche un impegno economico imponente da parte dell’UE. In cambio della riduzione dei dazi, Bruxelles si impegna ad acquistare gas naturale liquefatto (GNL) e armamenti statunitensi, per una cifra stimata attorno ai 750 miliardi di dollari in tre anni. Solo nel 2024, l’UE ha importato gas e petrolio dagli USA per circa 84 miliardi di dollari. Il piano è ambizioso: sostituire completamente il metano russo e rafforzare i legami strategici e industriali con Washington.
Parallelamente, si prevede un incremento degli investimenti europei in America, per un valore stimato di 600 miliardi di dollari.
I paesi più esposti: Italia seconda solo all’Irlanda
Secondo uno studio del think tank Bruegel, l’Italia è tra i paesi europei più vulnerabili ai nuovi dazi USA. L’esposizione stimata è dell’11%, dovuta soprattutto alle esportazioni nei settori automobilistico, moda e farmaceutico. Peggio fa solo l’Irlanda (13%), fortemente legata a chimica e agroalimentare. Germania e Francia seguono con un impatto vicino al 9%, con comparti colpiti che spaziano dal lusso alla meccanica industriale.

