Il Tribunal Supremo ha confermato la condanna di un imprenditore di Córdoba per delitos de fraude contra la Seguridad Social, falsedad documental ed estafa. Secondo i fatti accertati, l’uomo — avvocato di professione — gestiva almeno sette società (agricole, contabili e del settore edilizio) con le quali manteneva 39 lavoratori registrati nella Seguridad Social senza versare alcuna quota contributiva.
Il meccanismo fraudolento
L’imprenditore, tra il 2013 e il 2016, pur corrispondendo regolarmente gli stipendi ai dipendenti, ha simulato uno stato di insolvenza permanente mentre continuava a ottenere profitti dall’attività agricola delle sue fincas. In questo modo ha accumulato oltre 84.000 euro di contributi non pagati, esclusi interessi e sanzioni.
Parallelamente, sono stati creati contratti di lavoro fittizi per consentire a diversi soggetti di accedere indebitamente a prestazioni della Seguridad Social come disoccupazione, maternità e pensioni. In totale, l’importo delle prestazioni indebitamente riscosse ha superato i 74.000 euro, comprendendo anche il caso di una pensione percepita nonostante il titolare fosse già deceduto.
La sentenza definitiva
La Sala de lo Penal del Tribunal Supremo, con estensore il magistrato Pablo Llarena, ha respinto i ricorsi dell’imputato principale e di un coimputato, confermando integralmente la decisione della Sección Segunda de la Audiencia Provincial de Córdoba.
Le condanne principali prevedono:
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6 anni e 2 mesi di reclusione per l’imprenditore.
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Una multa complessiva di circa 260.000 euro.
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L’interdizione dal ricevere subvenciones públicas per 5 anni.
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L’obbligo di risarcire solidalmente Seguridad Social, INSS e SEPE per oltre 130.000 euro.
Un secondo imputato dovrà pagare una multa di 720 euro ed è stato condannato a risarcire in solido più di 45.000 euro a INSS e SEPE. Due ulteriori imputate — le cui condanne non sono state appellate — dovranno pagare multe di 720 euro ciascuna; una di loro è stata condannata anche al risarcimento in solido di oltre 7.000 euro.
Significato del caso
La sentenza conferma che la simulación de relaciones laborales e il mancato versamento sistematico dei contributi non rappresentano solo un illecito amministrativo o fiscale, ma configurano delitos penales quando accompagnati da artifici finalizzati all’ottenimento di prestazioni indebidas. El Tribunal Supremo ha ritenuto pienamente valide le prove presentate — verbali ispettivi, testimonianze e documentazione contabile — confermando la responsabilità penale degli imputati.

