La tensione nei cieli della Nato torna a salire. Dopo i numerosi episodi delle scorse settimane, nuove segnalazioni di droni sospetti hanno interessato la Scandinavia.
Chiuso lo spazio aereo ad Aalborg
Questa mattina le autorità danesi hanno disposto la chiusura dello spazio aereo sopra l’aeroporto di Aalborg, secondo quanto riferito dall’agenzia di stampa finlandese Stt. Lo scalo, che ospita anche una base militare, era già stato interessato ieri da un’interruzione del traffico aereo per diverse ore a causa di simili avvistamenti.
Droni sull’arcipelago di Karlskrona
Nella notte, altri episodi si sono registrati in Svezia, in particolare sopra le isole di Styrkoe e Tjurkoe, nell’arcipelago di Karlskrona. La zona è altamente sensibile perché vi sorge una delle più importanti basi della marina militare svedese. Alcuni cittadini hanno segnalato la presenza dei velivoli sospetti, confermata poi dalla polizia che ha rilevato il sorvolo di diversi droni, come riportano i media locali.
La risposta europea: verso un “muro di droni”
Gli episodi si inseriscono in una serie di allarmi che, dall’Estonia alla Polonia, fino alla Romania, hanno coinvolto vari Paesi Nato per sconfinamenti di jet o droni ritenuti di matrice russa.
Proprio oggi i ministri della Difesa dei Paesi dell’Est Europa, insieme ai vertici della Commissione Ue, si riuniscono per discutere come dare attuazione concreta al progetto del “muro di droni” evocato dalla presidente Ursula von der Leyen nel suo discorso del 10 settembre al Parlamento Ue.
Secondo il Commissario europeo alla Difesa Andrius Kubilius, per affrontare efficacemente la minaccia «non bastano i radar pensati per missili o caccia, poco adatti a rilevare i droni». Servono invece tre strumenti principali:
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intercettori anti-drone,
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capacità di guerra elettronica,
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armi tradizionali, come l’artiglieria Zenit, in grado di neutralizzare i velivoli.
Una strategia che, se attuata, trasformerebbe la preoccupazione per gli sconfinamenti in una nuova fase di difesa integrata del cielo europeo.

