Il ministro della Difesa, Guido Crosetto, ha espresso forti preoccupazioni in un intervento alla Camera dedicato alla sicurezza cibernetica, sottolineando come l’Italia sia esposta a un costante e complesso pericolo derivante dagli attacchi informatici. «Il nostro Paese non è sufficientemente preparato ad affrontare le minacce provenienti dal cyberspazio, dove si stanno intensificando gli attacchi contro lo Stato e i cittadini», ha dichiarato Crosetto, richiamando l’urgenza di interventi più incisivi.
Secondo il ministro, i cyberattacchi rappresentano un fenomeno multiforme che coinvolge molteplici attori, non solo statali, e che colpisce sia il settore pubblico che quello privato. Durante l’audizione, Crosetto ha spiegato che tali attacchi non si limitano alle infrastrutture critiche, ma riguardano anche le transazioni economiche, i trasporti, le telecomunicazioni e persino la privacy dei cittadini. «Chi intercetta dati sensibili non lo fa solo per immediati scopi criminali: quei dati vengono immagazzinati e, nel tempo, utilizzati in modi che possono avere gravi ripercussioni sulla sicurezza collettiva», ha precisato.
La natura delle minacce: attacchi opachi e difficili da tracciare
Crosetto ha posto l’accento sull’estrema difficoltà di identificare gli autori degli attacchi informatici. «Molto spesso, gli attori che compiono azioni malevole restano nell’ombra, rendendo complessa la loro identificazione e, di conseguenza, la loro persecuzione legale», ha affermato. Gli attacchi possono essere opera di gruppi legati a Stati, come evidenziato nel recente caso di un collettivo filorusso che ha preso di mira il sistema dei trasporti. In questi casi, tali azioni rientrano spesso in una più ampia strategia di “guerra ibrida”, che comprende sabotaggi, campagne di disinformazione e attacchi diretti alle istituzioni.
Non meno insidiosi sono però i pericoli che possono provenire dall’interno dello Stato stesso. Con un riferimento implicito agli episodi di “dossieraggio” emersi di recente, il ministro ha avvertito che le minacce cyber possono talvolta nascere anche in contesti interni, aumentando così la complessità della sfida.
Un’Italia ancora indietro nella difesa cibernetica
Anche se la minaccia riguarda tutti gli Stati, Crosetto ha evidenziato come l’Italia sia particolarmente vulnerabile. «Nonostante i passi avanti compiuti con l’istituzione dell’Agenzia nazionale per la cybersicurezza e altre iniziative legislative, non siamo ancora al livello di preparazione necessario per contrastare efficacemente queste minacce», ha dichiarato. Ha poi aggiunto che è fondamentale promuovere una cultura condivisa della sicurezza informatica, non solo nelle istituzioni ma anche tra le aziende e i cittadini.
Il ministro ha inoltre sottolineato l’importanza di rafforzare la collaborazione con gli alleati internazionali, in particolare attraverso il coordinamento con la NATO, e di migliorare la cooperazione tra i vari settori interni, coinvolgendo politica, accademia e industria. «Il nemico è in continua evoluzione, e solo mettendo in campo la miglior squadra possibile potremo rispondere in modo adeguato», ha affermato.
Le proposte di Crosetto: più poteri alle Forze armate e nuove garanzie normative
Tra le proposte avanzate dal ministro, spicca l’idea di abilitare le Forze armate a utilizzare strumenti cibernetici per rispondere agli attacchi informatici, anche in collaborazione con le autorità civili. «Dobbiamo allineare le capacità delle Forze armate a quelle dell’intelligence, estendendo loro le stesse garanzie funzionali di cui godono gli agenti segreti, sia in Italia che all’estero», ha sottolineato.
Infine, Crosetto ha richiamato l’attenzione sulla necessità di un apparato sanzionatorio efficace contro chi colpisce l’Italia dal cyberspazio. «Solo con sanzioni credibili potremo costruire una vera deterrenza e proteggere il nostro Paese da danni critici», ha concluso.

