Blitz della Digos a casa di Gabriele Rubini, noto al pubblico come Chef Rubio, ex volto televisivo oggi attivista pro-Palestina. L’operazione è scattata dopo la pubblicazione di due post su X (ex Twitter) nei giorni dell’attentato a Washington, in cui hanno perso la vita due funzionari dell’ambasciata israeliana.
Secondo quanto riportato da la Repubblica, Rubini è indagato per propaganda e istigazione a delinquere per motivi di odio razziale, etnico e religioso, ai sensi dell’articolo 604 bis del Codice Penale. La perquisizione è stata disposta dall’autorità giudiziaria con l’obiettivo di verificare l’attività online del militante.
Durante il blitz, gli agenti dell’antiterrorismo hanno sequestrato tutti i dispositivi elettronici in possesso di Rubini, comprese chiavette USB, computer, tablet e smartphone. Dopo il sequestro, l’ex chef è stato interrogato presso il commissariato di Frascati.
I post nel mirino degli inquirenti
Oggetto dell’indagine sono due messaggi pubblicati da Rubini il 21 e 22 maggio 2025, nelle ore immediatamente precedenti e successive all’attentato che ha visto la morte di Yaron Lischinsky e Sarah Milgrim, due membri dello staff diplomatico israeliano uccisi a colpi d’arma da fuoco davanti al Capitol Jewish Museum da Elias Rodriguez.
Nel primo post, Rubini scriveva:
«Morte ai diplomatici complici del genocidio in atto da 77 anni… Morte al sionismo e alla colonia ebraica. Lunga vita alla Palestina e ai nativi semiti palestinesi».
Il secondo messaggio, pubblicato il giorno successivo e accompagnato dalle foto delle vittime (che stavano per sposarsi), conteneva un paragone tra diplomatici e militari, sostenendo che entrambi avrebbero responsabilità nella violenza contro i palestinesi.
Senza accesso ai social né ai dispositivi
La notizia è stata diffusa da Alberto Fazolo, giornalista e attivista noto per la sua militanza nel Donbass. Secondo Fazolo, Rubini attualmente non ha accesso ai propri dispositivi digitali, né ai suoi account social, alle chat private (Telegram, Signal) o ai dati archiviati nel cloud, in attesa che l’autorità giudiziaria disponga l’eventuale dissequestro.
«L’obiettivo dell’operazione – ha scritto Fazolo – era quello di acquisire informazioni sulla sua attività telematica, in particolare i contenuti dei post e delle conversazioni private».

