Caso Moussa Diarra: la Procura archivia, confermato il diritto dell’agente a difendersi. “Senza quello sparo poteva esserci una strage”
La Procura di Verona ha chiesto l’archiviazione dell’indagine sull’agente che, il 20 ottobre 2024, sparò e uccise il 26enne maliano Moussa Diarra davanti alla stazione di Porta Nuova. Una decisione che ristabilisce un principio fondamentale: chi porta una divisa non può essere messo alla gogna quando interviene per fermare un aggressore armato e pericoloso.
Secondo le ricostruzioni ufficiali, Diarra – in evidente stato di alterazione, armato con due coltelli – aveva minacciato i passanti e si era scagliato contro l’agente. In quei pochi secondi, la scelta non era tra “sparare o no”, ma tra fermare l’aggressione o rischiare vite umane. La reazione armata è stata ritenuta proporzionata, inevitabile e in piena legittima difesa.
Chi oggi polemizza contro l’archiviazione ignora un dato essenziale: senza l’intervento rapido del poliziotto, ci sarebbero potute essere vittime innocenti.
Non si trattava di un’identificazione, né di un controllo fallito: si trattava di un attacco in corso, con un aggressore armato e fuori controllo.
La vicenda riporta al centro un tema che spesso viene dimenticato nel dibattito pubblico: gli agenti non possono essere giudicati con il senno di poi da chi osserva seduto davanti a un computer. In strada, in pochi secondi, bisogna scegliere tra la vita e la morte, tra la tutela dei cittadini e il rischio di finire sotto processo per aver fatto il proprio dovere.
Chi critica l’archiviazione dà l’impressione di voler trasformare ogni intervento di polizia in un processo politico. Ma se pretendiamo che gli agenti intervengano, proteggano, fermino aggressioni e garantiscano la sicurezza urbana, dobbiamo riconoscere loro anche il diritto di difendersi quando vengono minacciati.
La Procura non ha “scusato un omicidio”, come qualcuno insinua: ha applicato la legge.
La legittima difesa non è un privilegio: è un diritto riconosciuto a ogni cittadino, ancora di più a chi si trova in prima linea contro chi brandisce un’arma in mezzo alla strada.
In un Paese dove la sicurezza è spesso usata come slogan ma di rado difesa nei fatti, questa decisione non chiude un caso: rimette al centro un principio chiaro – senza tutela giuridica, nessuno vorrà più indossare una divisa.
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