La Consejería de Turismo del Governo delle Canarie ha richiesto al Ministero della Casa tutte le informazioni sullo status delle 8.698 abitazioni turistiche a cui non è stato assegnato il numero di registro obbligatorio per mancanza di qualche requisito e che, da ieri, non possono essere pubblicizzate su piattaforme come Airbnb.
Il direttore generale di Ordinamento, Formazione e Promozione Turistica, Miguel Ángel Rodríguez, ha chiarito che queste abitazioni non possono più essere promosse su portali internazionali, ma ciò non significa che cessino l’attività: possono infatti continuare a essere pubblicizzate su siti web propri o tramite altri canali commerciali. «Dire che queste case smettono l’attività turistica per passare al mercato dell’affitto a lungo termine non è corretto», ha precisato Rodríguez.
Le cause dell’esclusione dal registro possono essere varie, ad esempio la mancata iscrizione dell’immobile nel Registro della Proprietà, requisito che però la normativa non impone per esercitare l’attività. Per questo motivo, il Governo delle Canarie aveva già impugnato il Real Decreto 1312/2024 sul registro unico, ritenendo illegittima l’imposizione dell’iscrizione al Registro della Proprietà.
Rodríguez ha aggiunto che alcune abitazioni potrebbero effettivamente non rispettare i requisiti legali – per esempio se non si tratta di una casa ma di un appartamento turistico, oppure se l’edificio è stato costruito illegalmente. Tuttavia, ha ricordato che la competenza in materia turistica è esclusiva della Comunità Autonoma, che a sua volta la delega ai cabildos, e quindi solo il Governo delle Canarie può revocare la dichiarazione responsabile e impedire l’attività. «È sorprendente che ora a verificare il rispetto della legge sul turismo siano i registratori della proprietà e il Ministero della Casa: ciò non rispetta la ripartizione delle competenze», ha concluso.
Per Rodríguez, l’annuncio del Governo spagnolo ha avuto più una valenza mediatica che sostanziale. La reale depurazione del mercato avverrà con l’entrata in vigore della legge sulla casa vacanza, attualmente in discussione nel Parlamento delle Canarie. Questa norma, attraverso un piano di ispezioni e con il supporto dei cabildos e dei comuni, stabilirà in maniera definitiva quali unità potranno operare e quali no.
La posizione di Ascav e Fapavat
L’Associazione delle Case Vacanza delle Canarie (Ascav) ha confermato che le 8.698 abitazioni escluse dal registro non sono “illegali”: semplicemente non potranno essere pubblicizzate sulle piattaforme, ma resteranno autorizzate a operare.
La Federazione nazionale della casa vacanza (Fapavat) ha ribadito che né a livello nazionale (53.000 abitazioni) né nelle Canarie (8.698) queste proprietà diventano illegali per la sola mancanza del numero di registro. Spetta alle comunità autonome valutare la revoca di eventuali licenze. L’unico effetto dell’esclusione è l’impossibilità di essere commercializzate tramite siti web dedicati.
Secondo la Fapavat, i motivi di questa politica sarebbero due: «distogliere l’attenzione dalla cattiva gestione del settore abitativo oppure rispondere alle pressioni di albergatori e fondi di investimento, interessati a ridurre la concorrenza delle case vacanza per rafforzare il proprio monopolio sul mercato».
Come esempio, la Federazione cita il “Plan Reside” di Madrid, che vieta le case vacanza dei privati con la giustificazione dell’aumento degli affitti, ma consente la trasformazione di edifici interi in “pseudo-hotel” gestiti da fondi di investimento. Una dinamica simile, ricordano, si è verificata a New York, dove la proibizione delle case vacanza non ha aumentato il numero di abitazioni disponibili né abbassato i prezzi, ma ha fatto salire sensibilmente le tariffe alberghiere.

