Ieri, 9 luglio, Carola Rackete ha annunciato le sue dimissioni da eurodeputata. La notizia, diffusa dal gruppo parlamentare The Left, è stata accolta con stima: «Un caloroso saluto a Carola Rackete, eurodeputata di sinistra. Siamo fieri del lavoro condiviso. Proseguirà con noi la battaglia per il clima e contro le politiche migratorie Ue», si legge nella nota.
In una dichiarazione ufficiale, Rackete ha spiegato le motivazioni: «Ho sempre voluto che il mio ruolo servisse al rinnovamento di Die Linke, un obiettivo che sta avvenendo. Io e il mio team abbiamo lavorato fin dall’inizio con spirito collettivo, e le mie dimissioni incarnano questo principio». Ha ringraziato elettori e compagni di partito per la fiducia accordata.
Dal mare al palazzo: il percorso di Carola Rackete
Carola Rackete è diventata nota al grande pubblico nel 2019, quando, al timone della Sea-Watch 3, sfidò il divieto dei porti italiani imposto dall’allora ministro Matteo Salvini, entrando a Lampedusa per salvare 53 migranti. Arrestata con l’accusa di resistenza a nave da guerra e favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, fu poi assolta da un giudice italiano che riconobbe come “giusto” il suo gesto, coerente con l’obbligo di salvataggio in mare
In Italia divenne subito simbolo dell’attivismo umanitario, soprattutto per aver sfidato le autorità italiane per salvare vite, raccogliendo clamore internazionale e sostenendo il dibattito sulle politiche migratorie.
L’esperienza europea: attivismo oltre le navi
Eletta al Parlamento Europeo nel giugno 2024 come indipendente vicino a Die Linke (The Left), Rackete ha ricoperto incarichi importanti nelle commissioni ENVI (ambiente, clima e sicurezza alimentare), ECON (affari economici e monetari) e AGRI (agricoltura), oltre a far parte delle delegazioni per i rapporti con Sud Asia e Sud Africa. In Aula, ha portato avanti con passione le sue battaglie per la giustizia climatica, l’accezione dei rifugiati e il rispetto della solidarietà internazionale.
Perché lascia? Lo spirito collettivo prima di tutto
Rackete motiva così la scelta di lasciare: «Il mio mandato è stato costruito in modo condiviso, insieme a movimenti sociali e al mio team – aggiunge –. Ora è il momento simbolico di dimettermi per confermare questo principio».
Il suo addio coincide con un momento decisivo: la sinistra europea continua a puntare sull’azione per il clima e sui diritti dei migranti, e Rackete non manca di sottolinearlo.
Carola Rackete esce dal Parlamento Europeo dopo poco meno di un anno, ma il suo percorso resterà nel segno di chi sceglie di mettere etica e coraggio al centro della politica. Dalla rottura dei porti alle battaglie legislative, la sua vicenda sfida l’Europa a non voltarsi dall’altra parte.

