Giuseppe Marra, 59 anni, è stato trovato morto nel suo appartamento in via Zanolini, a Bologna, con il volto e la testa martoriati da colpi violenti. Il suo corpo, steso in una pozza di sangue, presentava ecchimosi evidenti, traumi multipli al cranio e una grave emorragia. Secondo l’autopsia eseguita dal medico legale Filippo Pirani, il decesso sarebbe avvenuto diverse ore prima del ritrovamento. Eppure, di questa vicenda gravissima, i giornali e le televisioni hanno parlato a malapena. Nessun approfondimento, nessuna apertura nei telegiornali. Come se la morte di un uomo, anche in un contesto di sospetta violenza domestica, non meritasse attenzione.
Se fosse accaduto il contrario, se la vittima fosse stata una donna e l’uomo l’assassino, l’Italia intera griderebbe al femminicidio. Titoli a caratteri cubitali, interviste, opinionisti e politici in fila per commentare. Ma quando è un uomo a cadere – colpito con brutalità in casa propria – cala il sipario. Il clamore si spegne, la compassione evapora. La vita di un uomo, evidentemente, fa meno notizia.
La principale indiziata è la moglie di Marra, Lorenza Scarpante, ora detenuta nel carcere della Dozza con l’accusa di omicidio volontario aggravato. Secondo la Procura e i carabinieri del nucleo investigativo, la sua versione dei fatti è piena di contraddizioni: ha detto di aver assunto cocaina, alcol e allucinogeni insieme al marito la sera prima del delitto, riferendosi alle sostanze come “caramelle” vendute nel loro negozio di cannabis light in centro a Bologna. Sostiene di essere andata a dormire intorno a mezzanotte, lasciando il marito in buone condizioni, e di averlo trovato privo di vita solo al mattino. Ma i segni di violenza sul corpo di Marra e l’assenza di segni di effrazione nell’abitazione rendono poco credibile l’ipotesi di un’aggressione esterna.
Nonostante tutto questo, Scarpante si dichiara innocente. Assistita dall’avvocata Chiara Rizzo, ha respinto ogni accusa, affermando di non poter vivere senza il marito e di essere preoccupata per i loro due figli. Oggi si terrà l’udienza di convalida del fermo, e con ogni probabilità la donna si avvarrà della facoltà di non rispondere.
Intanto, manca ancora il movente e non è stata trovata l’arma del delitto. Ma restano i segni evidenti di un’aggressione feroce. Quattro colpi alla testa. Un massacro, non un semplice “incidente domestico”.
Eppure, la stampa tace. Nessuno parla di “maschicidio”. Nessuna manifestazione, nessuna presa di posizione collettiva, nessuna indignazione pubblica. Sembra che l’unica cosa che conti sia il genere della vittima. E questo, oltre che ingiusto, è pericoloso.

