La tragica morte di Carlo Lattanzio, 42enne di Barletta, deceduto il 9 luglio a Colle Isarco, Alto Adige, a seguito di un arresto cardiaco dopo essere stato colpito con un taser dai Carabinieri, ha scatenato intense polemiche riguardo all’utilizzo di questo dispositivo. Il taser, capace di immobilizzare una persona tramite una scarica elettrica, induce un irrigidimento muscolare che rende impossibile il movimento, oltre a causare uno shock significativo.
Con il presente articolo non intendiamo imbastire un ‘processo’ ai militari intervenuti in questa circostanza, anche perché per farlo avremmo bisogno di conoscere elementi che non sono stati chiariti, e sarà compito della magistratura verificare se ci sono state irregolarità nell’azione che ha portato alla morte Lattanzio. Vogliamo invece condividere con i nostri lettori alcune valutazioni su questi dispositivi,che negli ultimi anni sono stati dati in dotazione anche alle forze dell’ordine europee, e tra queste, anche quelle delle Isole Canarie.
L’Intervento fatale
L’intervento dei Carabinieri è avvenuto in risposta a una chiamata d’emergenza dello stesso Lattanzio, che in uno stato di agitazione aveva segnalato la presenza di persone sconosciute fuori dalla sua abitazione. All’arrivo delle forze dell’ordine, l’uomo si è rifiutato di aprire la porta, lanciando mobili e urlando frasi sconnesse. In preda a un evidente stato confusionale, probabilmente dovuto all’uso di alcol e droghe, Lattanzio si è infine gettato dalla finestra, da un’altezza di circa 2,5 metri.
Dopo la caduta, ha tentato di aggredire i Carabinieri, che hanno quindi utilizzato il taser per immobilizzarlo. Nonostante fosse stato colpito, Lattanzio ha continuato a resistere, costringendo i militari a immobilizzarlo a terra per permettere ai sanitari di prestargli soccorso. Poco dopo, l’uomo ha accusato un malore e, nonostante le manovre di rianimazione immediatamente eseguite dal medico presente, è deceduto per arresto cardiaco.
Dibattito sull’uso del taser
Il decesso di Lattanzio solleva interrogativi sull’uso appropriato dei taser, soprattutto alla luce dei numerosi casi di arresto cardiaco registrati negli Stati Uniti, dove questi dispositivi sono largamente utilizzati. L’impiego del taser dovrebbe essere riservato a situazioni di pericolo concreto, come di fronte a individui armati che rappresentano una minaccia immediata per la vita, ad esempio armati di coltello. Tuttavia, l’uso contro persone disarmate e in stato di agitazione solleva dubbi sulla sua legittimità e sulla sicurezza.
Alternative meno letali
In situazioni come quella verificatasi in Alto Adige, dove l’individuo non era armato, sarebbe stato forse più opportuno e appropriato utilizzare alternative meno letali come lo spray al peperoncino. Questo strumento, altrettanto efficace nell’immobilizzare temporaneamente una persona, presenta un rischio molto inferiore di provocare esiti fatali. La questione centrale è stabilire quando l’uso del taser sia giustificato e se i benefici superino i rischi.
Le sfide per le forze dell’rdine
Le forze dell’ordine si trovano quotidianamente a gestire persone in stato di agitazione dovuta all’assunzione di sostanze, all’ebbrezza alcolica o a problemi mentali. In tali circostanze, è difficile per gli agenti determinare rapidamente se la persona sia sotto l’influenza di droghe o alcol o se soffra di disturbi mentali non trattati. La priorità è garantire la sicurezza propria e altrui, ma è fondamentale anche considerare l’incolumità del soggetto disarmato.
Necessità di un Dibattito Europeo
Questo episodio tragico mette in luce la necessità di un dibattito serio a livello europeo sull’uso dei taser. È essenziale definire linee guida chiare e rigorose che regolamentino l’uso di questi dispositivi, per garantire che siano impiegati solo quando strettamente necessario e in maniera sicura. Un quadro normativo comune potrebbe contribuire a ridurre il numero di incidenti fatali e a proteggere sia i cittadini che gli operatori di polizia.
L’episodio di Carlo Lattanzio invita a riflettere profondamente sull’uso dei taser e sull’importanza di adottare misure che bilancino la sicurezza pubblica con la tutela della vita umana.

