Alberto Stasi, condannato nel 2015 a 16 anni di reclusione per l’omicidio della fidanzata Chiara Poggi, avvenuto il 13 agosto 2007 a Garlasco (Pavia), ha ottenuto il beneficio del lavoro esterno. Da gennaio 2023, Stasi, detenuto nel carcere di Bollate, esce quotidianamente per svolgere mansioni contabili e amministrative, rientrando in cella al termine della giornata lavorativa. Questa misura, concessa dal Tribunale di Sorveglianza di Milano, prevede rigide prescrizioni sugli orari, i mezzi di trasporto e gli itinerari consentiti.
La decisione ha suscitato reazioni contrastanti. Rita Preda, madre di Chiara Poggi, ha espresso il proprio disappunto: “Sapere che chi ha ucciso nostra figlia dopo sette anni già esce dal carcere, pur senza aver mai ammesso la sua responsabilità, spiace. Non sono notizie belle. Ma la legge è così e non possiamo farci niente.” Ha inoltre aggiunto: “Spero di non incontrarlo mai.”
L’avvocato Gian Luigi Tizzoni, legale della famiglia Poggi, ha criticato la concessione del beneficio, sottolineando che “succede solo a Bollate e per i detenuti ‘mediatici’.” Ha inoltre evidenziato come la parte offesa non sia stata informata della decisione, pur non essendo obbligatorio per legge.
Dal punto di vista economico, Stasi si è impegnato nel 2018 a risarcire la famiglia Poggi con 700.000 euro, di cui metà già versati e il restante importo detratto mensilmente dal suo stipendio. Il fine pena è previsto per il 2030, ma potrebbe essere anticipato al 2028 per buona condotta, con la possibilità di richiedere l’affidamento in prova dal 2025.
Nonostante continui a proclamarsi innocente, Stasi ha intrapreso un percorso di reinserimento lavorativo, mentre la famiglia Poggi continua a convivere con il dolore per la perdita di Chiara e con l’amarezza per una giustizia percepita come incompleta.

