13 de Aprile de 2024 09:30

A volte ritornano, anche dopo essersi estinti

Un’azienda di biotecnologia e ingegneria genetica ha annunciato piani per riportare in vita il dodo, leggendario volatile delle isole Mauritius, l’ultimo esemplare dei quali risale al 17esimo secolo. Fondata due fa e già impegnata in iniziative analoghe, come quella di ricreare il mammuth e la tigre della Tasmania, la Colossal Biosciences di Boston ha reso noto di avere raccolto 150 milioni di dollari per finanziare il progetto, che sarebbe il primo mai tentato sulle uova di un uccello.

A provocare la scomparsa del dodo, circa 350 anni fa, sarebbe stato lo sbarco sull’isola di Mauritius di colonizzatori portoghesi e olandesi, che ne distrussero l’habitat introducendo specie antagoniste come maiali, cani e gatti. Alto fino a 50 centimetri, con un becco pronunciato, il dodo infatti non aveva ali che gli permettevano di volare, per cui si cibava e nidificava al suolo.

Eticamente, l’esperimento di riportarlo in vita comporta tecniche meno scioccanti di quelle considerate per ricreare il mammuth, per le quali l’ingegneria genetica dovrebbe agire sul corpo di un elefante: si tratterebbe di intervenire su uova di piccione, il volatile più parente prossimo del dodo. Ma anche così, l’operazione incontra obiezioni: “È senza dubbio un animale iconico, ma non si capisce l’utilità del progetto”, commenta sul Guardian il professor Ewan Birney, direttore dello European Molecular Biology Laboratory, “meglio concentrarsi sulle specie esistenti, prima che si estinguano”.

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