Tesla si prepara a un passaggio decisivo. Il prossimo 6 novembre, gli azionisti del colosso dei veicoli elettrici voteranno sul nuovo pacchetto retributivo da 1.000 miliardi di dollari richiesto da Elon Musk. Il fondatore avrebbe fatto sapere che, se la proposta non verrà approvata, potrebbe lasciare la guida dell’azienda.
La presidente del consiglio di amministrazione, Robyn Denholm, ha confermato la posizione di Musk in una lettera inviata agli azionisti. «Se non riusciremo a motivarlo con un piano equo e competitivo», ha scritto, «rischiamo di perdere non solo il suo tempo e il suo talento, ma soprattutto la sua visione».
Un piano per blindare Musk (e spingerlo ancora più in alto)
Il nuovo piano proposto dal board prevede che Musk aumenti la sua quota in Tesla dal 13% al 25%, legando l’incentivo al raggiungimento di obiettivi ambiziosi: restare alla guida per almeno sette anni e mezzo e portare la capitalizzazione di mercato dagli attuali 1.400 miliardi a 7.500 miliardi di dollari.
Tuttavia, la proposta ha sollevato forti critiche da parte di diversi consulenti finanziari, che la definiscono «sproporzionata» e poco utile a garantire la continuità manageriale, visto che Musk è già coinvolto in numerosi altri progetti — da SpaceX a X (ex Twitter), fino alle sue società nel campo dell’intelligenza artificiale.
Musk: «Voglio solo proteggere l’azienda»
Musk ha difeso la propria richiesta sostenendo di voler rafforzare il controllo strategico su Tesla e sui suoi progetti più delicati, come la robotica e la guida autonoma. Secondo il magnate, l’obiettivo non è accumulare potere, ma impedire che le tecnologie più avanzate “finiscano in mani sbagliate”.
«Non chiedo un potere assoluto», ha spiegato, «ma voglio mantenere un’influenza sufficiente a proteggere la visione che ha reso Tesla ciò che è oggi. E se un giorno dovessi impazzire, il consiglio può sempre licenziarmi».
Il voto decisivo
L’assemblea del 6 novembre sarà dunque un referendum sul futuro di Tesla: approvare il maxi bonus significherebbe blindare Musk al timone per un altro decennio; bocciarlo, invece, potrebbe aprire uno dei momenti più incerti nella storia dell’azienda.

