A sostenere la misura sono insieme Partito Democratico e Fratelli d’Italia, uniti in una proposta di legge che punta a tutelare i più piccoli dal rischio di sfruttamento online. L’obiettivo è approvare il provvedimento entro l’inizio del 2026, ponendo un freno alla presenza dei bambini nel mondo dei social e al business che ruota intorno alla loro immagine.
Limite d’età più alto per i social
Il disegno di legge, firmato da Lavinia Mennuni (FdI), propone un innalzamento dell’età minima per aprire un profilo social: non più 13, ma 15 anni. Inoltre, si punta a stabilire che i ragazzi tra i 14 e i 16 anni possano concedere il consenso al trattamento dei dati personali solo in autonomia, senza l’intervento dei genitori.
L’obiettivo, spiegano i promotori, è quello di contrastare la precoce esposizione dei minori online e impedire che diventino strumenti inconsapevoli di strategie commerciali o mediatiche.
Regole severe per le sponsorizzazioni
Uno dei punti centrali del testo riguarda la trasparenza nelle sponsorizzazioni che coinvolgono i minori. Entro 180 giorni dall’approvazione della legge, l’Agcom dovrà emanare nuove linee guida per vigilare sulle attività di promozione svolte dai cosiddetti baby influencer.
La finalità è evitare che, dietro a un apparente hobby o gioco familiare, si nasconda in realtà una vera e propria attività pubblicitaria lucrativa, spesso gestita dagli adulti. Le misure proposte rientrano in un più ampio pacchetto «anti-sfruttamento», volto a proteggere l’infanzia da dinamiche economiche e mediatiche aggressive.
Verifica dell’età e controlli digitali
Un altro punto cruciale sarà la verifica dell’età degli utenti. Entro il 30 giugno 2026, la Commissione europea renderà operativo il mini-portafoglio digitale europeo, uno strumento che certificherà con precisione la data di nascita di ogni utente, impedendo così l’apertura di profili falsi o anticipati.
In attesa del nuovo sistema europeo, il governo italiano valuta soluzioni provvisorie: da un’app nazionale dedicata a un meccanismo di controllo basato sulla carta d’identità o sul codice fiscale.
Un consenso politico raro
La proposta trova consenso trasversale tra partiti spesso agli antipodi. Pd e Fratelli d’Italia concordano sulla necessità di intervenire contro la deriva di un web che, negli ultimi anni, ha trasformato molti bambini in protagonisti di contenuti sponsorizzati.
Con questa legge, spiegano i promotori, si vuole restituire ai minori la libertà di crescere lontano dalle logiche del profitto e dai riflettori digitali, proteggendo al contempo la loro privacy e la loro dignità.

