Olivia Delgado, sindaca del comune che ospita il Complesso Ambientale Insulare, avverte: “È un problema di salute pubblica. Non possiamo continuare a seppellire immondizia su immondizia”
«Il Complesso Ambientale di Arico mostra segni evidenti di un collasso totale del sistema di gestione dei rifiuti di Tenerife», denuncia Olivia Delgado, sindaca socialista del comune, che definisce la situazione “gravissima” e ammonisce: «La soluzione non può essere continuare a interrare spazzatura».
La prima cittadina cita come esempi della situazione limite i due incendi verificatisi nell’impianto, uno nell’aprile 2024 e un altro lo scorso settembre. Uno di questi, precisa, ha colpito la centrale “tutto in uno”, rendendola inutilizzabile per quattro mesi e causando l’accumulo di “migliaia di tonnellate” di rifiuti nella cella di deposito. «È il sintomo del collasso del sistema», aggiunge Delgado, ricordando che la precedente cella aveva già dovuto essere rialzata di 20 metri per poter continuare a ricevere i rifiuti mentre si preparava la successiva.
In un’intervista a Diario de Avisos, la sindaca ha ricordato che l’ultima valutazione ambientale del Governo delle Canarie ha evidenziato otto infrazioni, “di cui quattro molto gravi e tuttora irrisolte”. Chiede quindi al Cabildo di Tenerife di elaborare un piano strategico con tempi precisi e la partecipazione del comune di Arico, oltre a un piano di emergenza per gestire eventuali incidenti: «Non è accettabile che, in caso di incendio, i rifiuti vengano semplicemente spostati in un’altra cella di scarico».
Delgado giudica inoltre “insufficiente” la compensazione economica che Arico riceve per ospitare il principale impianto di smaltimento dell’isola: «Per il 2024 si parla di 877.000 euro, ma solo la tassa di gestione dei rifiuti costa al nostro comune 426.000 euro. In pratica, dobbiamo sopportare sia l’impatto ambientale che una parte dei costi economici, mentre stiamo risolvendo un problema che riguarda tutta l’isola».
La sindaca richiama anche l’applicazione del Piano Territoriale di Gestione dei Rifiuti, che prevede compensazioni per l’occupazione del territorio e per l’impatto economico dovuto alle limitazioni di sviluppo di altri settori. Propone uno studio per risarcire “tutte le perdite di opportunità”, menzionando in particolare il turismo sostenibile e l’agricoltura locale, “fortemente penalizzata dalla dispersione dei materiali plastici”.
Delgado sottolinea inoltre le gravi ripercussioni del complesso sulla salute dei lavoratori — «le condizioni in cui operano sono penose» — e dei cittadini: «Siamo di fronte a un problema di salute pubblica. Non è una situazione sostenibile, l’impatto ambientale è serio e la normativa non viene rispettata. Persino a Granadilla si lamentano ormai gli odori provenienti dal complesso».
L’ex senatrice socialista invoca un deciso cambio di rotta verso l’economia circolare, con investimenti nel riciclo e nella creazione dei punti ecologici già previsti dal precedente mandato del Cabildo. «Se si guarda da El Río verso il mare — osserva — le montagne più alte che si vedono sono fatte di rifiuti. Serve meno retorica e più azione».
Conclude con un appello drammatico: «Il Complesso Ambientale dovrebbe essere il polmone ecologico di Tenerife, ma è malato, è in terapia intensiva. Se non lo salviamo subito, l’isola affronterà un disastro. Già oggi Arico non può e non deve essere la discarica di Tenerife».
Sulla stessa linea, il consigliere socialista del Cabildo, Javier Rodríguez Medina, ha definito la situazione del complesso “drammatica” durante l’ultima seduta plenaria, denunciando “cumuli di immondizia sparsi in aree non autorizzate, in violazione delle norme ambientali e con possibili implicazioni penali”.
