Dietro la dedizione quotidiana di chi assiste un familiare fragile si nasconde un prezzo altissimo: la salute stessa del caregiver. Secondo una survey condotta dall’Istituto Superiore di Sanità (Iss), il 41% delle persone che svolgono questo ruolo sviluppa nuove malattie croniche, spesso multiple. In due casi su tre, infatti, i disturbi riguardano più di un ambito.
Le patologie più comuni sono quelle psichiatriche, seguite da quelle muscolo-scheletriche, cardiovascolari e gastrointestinali. Ad aggravare il quadro c’è la tendenza diffusa a rinunciare a visite mediche e ricoveri, un segnale chiaro di quanto il carico di cura limiti persino la possibilità di prendersi cura di sé stessi.
Il peso ricade soprattutto sulle donne, in particolare sulle più giovani, che pagano il tributo più alto in termini di salute. Non è un caso che l’83% dei 2.033 partecipanti alla survey fosse di sesso femminile.
Questa fotografia è stata presentata oggi all’Iss durante il convegno “Promuovere la salute delle persone caregiver familiari in ottica di genere: prospettive future”, organizzato dal Centro di riferimento per la medicina di genere.
“È fondamentale sottolineare le differenze di sesso e genere nello stato di salute dei caregiver – ha dichiarato Elena Ortona, direttrice del Centro –. Le donne si fanno carico in maniera predominante dell’assistenza ai familiari non autosufficienti. Questo impegno costante e gravoso ha un impatto diretto sulla salute fisica e psicologica. Le disuguaglianze di genere finiscono così per trasformarsi anche in disuguaglianze di salute”.
Da qui l’appello a politiche socio-sanitarie più mirate:
“Gli interventi di sostegno devono tener conto delle differenze di genere e basarsi sulle evidenze scientifiche – ha aggiunto Ortona –. Solo integrando questa prospettiva si potranno attuare misure di prevenzione efficaci e garantire un supporto più equo”.
Sulla stessa linea Marina Petrini, responsabile scientifica dell’evento, che ha evidenziato la necessità di promuovere la salute dei caregiver anche in prospettiva futura: dal ruolo centrale dei medici di medicina generale nella prevenzione, alla mappatura dei servizi dedicati, fino alla valorizzazione delle buone pratiche già sperimentate sul territorio e agli interventi di autocura per la gestione dello stress psicologico.

