Dopo decenni di rinvii, lo storico centro sociale di via Watteau è stato sgomberato questa mattina, 21 agosto, con un blitz a sorpresa delle forze dell’ordine. L’operazione, iniziata alle 7.30, ha visto polizia e carabinieri presidiare l’area e chiudere gli accessi, mentre gli operai provvedevano a mettere i lucchetti allo stabile. Lo sfratto, previsto inizialmente per il 9 settembre, è stato anticipato senza preavviso al Comune.
Il Leoncavallo, occupato dal 1994, sorge su un terreno della famiglia Cabassi. Nel novembre scorso il Viminale era stato condannato a risarcire i proprietari con 3 milioni di euro per i continui rinvii dello sgombero.
Sala: «Un’operazione senza avviso al Comune»
Durissima la reazione del sindaco di Milano, Giuseppe Sala: «Non siamo stati avvertiti. Ieri in Comitato per l’Ordine e la Sicurezza non si è fatto alcun cenno allo sfratto. Per un’operazione così delicata si poteva almeno informare l’amministrazione». Sala ha poi ribadito che il Leoncavallo, pur nelle sue contraddizioni, «ha rappresentato un valore storico e sociale per Milano».
Salvini e Piantedosi: «Ripristinata la legalità»
Di tutt’altro tenore il commento del vicepremier Matteo Salvini: «Decenni di illegalità tollerata dalla sinistra: ora finalmente si cambia. La legge è uguale per tutti: afuera!».
Sulla stessa linea il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi: «Il Leoncavallo è stato per trent’anni un’occupazione abusiva. Oggi ristabiliamo la legalità: tolleranza zero verso chi occupa immobili. Dall’inizio del nostro mandato sono già stati sgomberati quasi 4mila stabili».
Reazioni e proteste
Gli attivisti si sono radunati davanti allo stabile intorno alle 9.30, dopo un appello via social. Non hanno potuto opporre resistenza, visto che all’interno non si trovava nessuno. Le Mamme Antifasciste del Leoncavallo hanno parlato di «tragedia», ricordando la raccolta fondi avviata nei giorni scorsi per affrontare i 3 milioni di euro richiesti al centro. Giovedì sera è previsto un presidio con assemblea pubblica in via Watteau.
Il legale del centro, Mirko Mazzali, ha contestato la decisione: «Lo sfratto era fissato per il 9 settembre, anticiparlo senza spiegazioni non è una buona idea. Vedremo se ci sia stata un’ordinanza del questore».
Dura anche la consigliera leghista Silvia Sardone: «Il Comune non osi regalare nuovi spazi a chi ha trasformato il Leoncavallo in un covo di illegalità. Basta regali ai centri sociali».
Una storia lunga cinquant’anni
Nato nel 1975 in via Leoncavallo, il centro sociale era già stato sgomberato una prima volta nel 1994, per poi trasferirsi nell’attuale sede di via Watteau. In mezzo secolo di storia, è diventato un simbolo della controcultura milanese: concerti, attività sociali e politiche lo hanno reso un punto di riferimento ben oltre la città.
L’esecuzione di oggi segna però una svolta definitiva. Resta ora da capire se si aprirà una trattativa per individuare una nuova sede, come ipotizzato in passato, o se la storia del “Leonka” sia davvero giunta al capolinea.

