Negli ultimi giorni sta circolando sui social un video che ha generato preoccupazione tra turisti e residenti a Tenerife. Il filmato sostiene che le autorità locali stiano scaricando una sostanza tossica, l’ipoclorito di sodio, direttamente in mare, con l’intento di mascherare i dati sulla qualità delle acque reflue e nascondere la presenza di batteri fecali. Le immagini mostrano un liquido versato in un tombino, lasciando intendere che si tratti di un’azione illecita e pericolosa.
Secondo gli autori del video, l’obiettivo sarebbe evitare nuove chiusure delle spiagge, dopo che in alcune località, nelle scorse settimane, erano stati rilevati alti livelli di contaminazione microbiologica. Tuttavia, si tratta di una notizia falsa, già smentita pubblicamente dal Cabildo di Tenerife (l’ente amministrativo dell’isola).
Cos’è l’ipoclorito di sodio e perché viene usato
Facendo una semplice ricerca, chiunque può verificare che l’ipoclorito di sodio è un composto comunemente impiegato per la disinfezione delle acque reflue. Si tratta della stessa sostanza chimica presente nella candeggina domestica, utilizzata – in forma controllata e diluita – in tutto il mondo nei processi di trattamento delle acque, sia per uso civile che industriale.
È importante chiarire che l’uso dell’ipoclorito di sodio è perfettamente legale e normato, ed è una prassi standard nei sistemi di depurazione. Come qualsiasi agente chimico, può essere pericoloso se impiegato in modo improprio o in dosi eccessive, ma quando viene gestito secondo le linee guida sanitarie e ambientali non rappresenta alcun rischio per la salute umana o per l’ambiente marino.
Un esempio quotidiano: l’acqua del rubinetto
Per comprendere meglio il contesto, basti pensare che anche l’acqua potabile che esce dai rubinetti delle nostre case viene trattata con cloro, una sostanza disinfettante simile all’ipoclorito di sodio. Inoltre, il cloro è il principale agente utilizzato per mantenere sicure le acque delle piscine. Nessuno, però, afferma che bere acqua di rubinetto o nuotare in piscina sia pericoloso – a patto che le concentrazioni rispettino i limiti stabiliti.
Allo stesso modo, sostenere che il trattamento delle acque reflue con ipoclorito sia di per sé tossico o illegale è completamente infondato. Dopo essere state trattate, le acque reflue vengono comunque sottoposte a ulteriori processi di depurazione prima dell’eventuale scarico in mare, in conformità con le normative ambientali.
Perché il video è fuorviante
Il video che sta circolando online propone una narrazione sensazionalista e distorta, probabilmente con l’intento di suscitare allarme e indignazione. Al contrario, la disinfezione controllata delle acque reflue è una misura di protezione, non un tentativo di insabbiare qualcosa. È fondamentale che i cittadini siano informati con dati corretti e basati su evidenze scientifiche, soprattutto su temi delicati come la salute e l’ambiente.
Non c’è alcuna “manovra occulta” né un danno in atto causato dall’uso di ipoclorito: ciò che viene presentato come uno scandalo, è in realtà una pratica ordinaria di tutela igienico-sanitaria, adottata ovunque nel mondo.

