Aveva 95 anni Vita Carrapa quando, nel 2019, è morta lasciando in eredità 3 milioni di euro alla Asl di Lecce. Il suo desiderio era semplice e nobile: contribuire alla realizzazione di una struttura sanitaria nel Basso Salento, una zona da sempre carente di servizi ospedalieri. Ma a distanza di quasi sei anni, il sogno dell’anziana benefattrice rischia di rimanere solo sulla carta – o, peggio, di trasformarsi in un contenzioso.
Secondo quanto denunciato da Antonio Giannuzzi, fiduciario della donatrice, i fondi sarebbero stati destinati non a un ospedale, come previsto, bensì a un progetto molto diverso: una palestra ad alta tecnologia per la riabilitazione, ancora oggi ben lontana dal completamento. E non è solo una questione di finalità: anche i tempi previsti dal testamento sarebbero stati ampiamente superati.
Testamento ignorato?
Nel documento olografo, consegnato al notaio Giovanni De Donno il 22 dicembre 2009 e reso pubblico nel 2019 in diretta RAI, la signora Carrapa stabiliva che il progetto dovesse concretizzarsi entro cinque anni dall’apertura delle sue ultime volontà. L’obiettivo era chiaro: realizzare “una struttura di cura e assistenza” nel territorio salentino. Se l’Asl non fosse riuscita nell’intento, l’eredità sarebbe dovuta passare a un secondo beneficiario, l’ISPE (Istituto per i Servizi alla Persona per l’Europa), ente che gestisce la casa di riposo di Maglie.
Oggi, però, secondo Giannuzzi il cantiere del cosiddetto “Presidio riabilitativo distrettuale ad alta tecnologia robotica” sarebbe ancora fermo, e il termine di scadenza sarebbe stato superato da oltre nove mesi. “Non solo si è cambiata la destinazione d’uso, ma non c’è nemmeno una struttura funzionante – denuncia –. È un doppio tradimento delle ultime volontà della signora Carrapa”.
La difesa della Asl
Di tutt’altro avviso la Asl di Lecce. Il direttore generale, Stefano Rossi, ha più volte ribadito che il lascito è stato impiegato “nel pieno rispetto delle disposizioni testamentarie”, evidenziando come l’attuale progetto riabilitativo risponda comunque alla richiesta della donatrice di una struttura sanitaria a beneficio della comunità.
Tuttavia, le rassicurazioni dell’azienda sanitaria non sembrano bastare. Il comitato civico sorto a sostegno del progetto originario – che sperava in un vero presidio ospedaliero tra Maglie, Melpignano e la città natale di Aldo Moro – promette ora di andare fino in fondo, anche sul piano legale.
La beffa dell’“opera mai iniziata”
Nel frattempo, tra carte notarili, dichiarazioni pubbliche e un cantiere fantasma, resta l’amara sensazione di un’occasione mancata. I cittadini, soprattutto gli anziani e i più fragili, attendono risposte concrete. E la domanda si fa sempre più urgente: che fine ha fatto il sogno di Vita Carrapa?

