Tenerife è sinonimo di tradizione, vino e ricette che non hanno bisogno di orpelli. Per conoscere davvero il cuore gastronomico dell’isola, National Geographic propone cinque punti di partenza imprescindibili.
Non serve cercare una stella Michelin per godersi un banchetto indimenticabile. A volte, il meglio si gusta in bicchieri semplici, su tavoli di legno e accompagnato da una storia centenaria. A Tenerife esiste un angolo della gastronomia che va oltre mode e etichette: i guachinches, autentici templi della cucina casalinga e del vino dell’anno, che hanno conquistato perfino gli esperti di National Geographic.
All’ombra delle montagne del nord, questi piccoli locali, umili nell’aspetto ma straordinari nel sapore, offrono un’esperienza culinaria che nutre non solo il corpo, ma anche la memoria e l’identità. Tra vigneti, camini e fornelli a legna, la tradizione canaria viene servita a cucchiaiate.
L’origine dei guachinches
I veri guachinches nacquero nel XIX secolo, in risposta al boom vitivinicolo dell’isola. I viticoltori aprivano le porte delle loro case per offrire il vino della nuova vendemmia, accompagnato da piatti caldi fatti in casa, quasi sempre limitati a tre ricette. L’obiettivo era che i clienti potessero assaggiare il vino senza ubriacarsi prima di acquistarlo.
Oggi, regolamentati da norme specifiche, solo un numero ristretto di guachinches a Tenerife può fregiarsi ufficialmente di questo nome. Secondo la normativa, possono servire soltanto il proprio vino, acqua e un numero limitato di piatti. Questi sono quelli che National Geographic ha indicato come i migliori dell’isola.
Conosciuto popolarmente come il “Cruz Roja”, Casa Nino si trova accanto all’edificio omonimo a Tacoronte. Oggi è gestito da Jesús, figlio di Nino, e mantiene viva la tradizione con uno stufato di cherne salato (pesce tipico) e dei chocos in salsa (seppie), che si abbinano perfettamente al vino della casa.
Poi c’è La Pacheca, a Guía de Isora, che sorprende con un quesillo fritto (dolce tipico simile al flan) e una fedeltà assoluta alla ricetta originale dello escaldón de gofio (piatto a base di farina di cereali tostati e brodo).
Piatti straordinari
Sempre a Guía de Isora, Abreu è sinonimo di carne di capra, un piatto deciso che racchiude l’anima della campagna canaria. Qui si possono gustare anche costine con ananas, mojo picón (salsa piccante tipica) e uno dei migliori escaldones dell’isola.
Segue El Chupete, a La Matanza, famoso per due cose: il vino novello, che finisce in fretta, e il coniglio fritto, un must della stagione. Quando il vino finisce, chiudono le porte: bisogna quindi fare attenzione per non perdersi la loro carne fiesta (carne marinata e fritta) e le garbanzas caseras (ceci stufati tipici delle Canarie).
Infine, El Tejadito (a La Victoria), il cui vero nome è Guachinche José, ma tutti lo chiamano così per via della sua caratteristica tenda verde. In questo angolo di La Victoria de Acentejo si possono assaporare leggendarie papas rellenas (patate ripiene), coniglio alla brace e uno escaldón che rappresenta l’identità più autentica del territorio.

