Il principio dello ius sanguinis, da sempre base per il riconoscimento della cittadinanza italiana ai discendenti degli emigrati, subisce una significativa restrizione. Il decreto-legge n. 36 del 28 marzo 2025, approvato dal Senato il 15 maggio 2025, prevede che potranno ottenere automaticamente la cittadinanza italiana solo i figli o i nipoti di cittadini italiani nati in Italia. Il testo è ora all’esame della Camera dei Deputati per la conversione definitiva in legge, che dovrà avvenire entro il 27 maggio 2025.
Le nuove regole
La riforma conserva formalmente lo ius sanguinis, ma ne riduce drasticamente la portata:
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Potranno ottenere la cittadinanza automatica solo i discendenti entro il secondo grado (figli e nipoti) di cittadini italiani nati in Italia.
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Per i figli di italiani nati all’estero, la cittadinanza sarà automatica solo se almeno uno dei genitori ha vissuto in Italia per due anni consecutivi prima della nascita.
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Gli interessati dovranno registrare l’atto di nascita entro i 25 anni per mantenere il diritto alla cittadinanza.
La “perdita per desuetudine”
Il decreto introduce anche la possibilità di perdere la cittadinanza per desuetudine. I cittadini italiani nati all’estero, con altra cittadinanza e senza residenza in Italia, potrebbero perdere la cittadinanza se per almeno 25 anni non mantengono alcun legame effettivo con la Repubblica Italiana, dimostrato attraverso l’esercizio di diritti o l’adempimento di doveri.
Chi è escluso dalla nuova stretta
Le nuove norme non si applicano retroattivamente:
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Le domande presentate entro il 27 marzo 2025 saranno valutate con le regole precedenti.
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Chi ha già ottenuto la cittadinanza per via giudiziale, consolare o anagrafica non perderà il riconoscimento.
Le reazioni e gli obiettivi
Il governo giustifica il provvedimento come un modo per “rafforzare il legame reale con la nazione” e arginare il fenomeno crescente delle domande di cittadinanza da parte di persone con legami deboli o meramente burocratici con l’Italia. La riforma ha suscitato forti reazioni, soprattutto nelle comunità italo-discendenti in Sud America, dove si teme una drastica esclusione di milioni di persone.

