Nel venticinquesimo anniversario del suo insediamento al Cremlino, Vladimir Putin ha rilasciato un’intervista al giornalista Pavel Zarubin, volto noto e vicino alla linea del governo. L’anticipazione più significativa? Secondo il presidente russo, l’Occidente non starebbe semplicemente opponendosi alla Russia sul piano diplomatico o militare, ma sarebbe impegnato in una “guerra esistenziale” contro Mosca.
“Negli Stati Uniti lo dicono apertamente”, ha dichiarato Putin, ribadendo che la Russia si troverebbe da sola a fronteggiare l’intero blocco occidentale, definito “collettivo”. Un contesto che, a suo dire, richiede una strategia di ampio respiro e una ferma adesione ai valori nazionali: “Se smettessimo di affidarci alle nostre tradizioni, alla nostra cultura, alla nostra identità, semplicemente cesseremmo di esistere”.
Nonostante il tono di sfida rivolto all’Occidente, Putin ha espresso un messaggio più distensivo sul fronte ucraino, affermando che una riconciliazione tra Mosca e Kiev è inevitabile, anche se al momento oscurata dal conflitto in corso. “È solo questione di tempo”, ha detto, pur riconoscendo la tragicità della situazione attuale.
Tornando al 2014 e alla crisi del Donbass, il leader russo ha ribadito la narrativa secondo cui Mosca avrebbe inizialmente cercato una soluzione pacifica, salvo poi scoprire che “la controparte si muoveva in tutt’altra direzione”.

