Una carriera lunga oltre vent’anni, bruscamente interrotta da accuse rivelatesi infondate. È la storia di un insegnante di educazione fisica milanese che, dopo essere stato accusato da quattro studentesse di presunte molestie e violenza sessuale, è stato assolto dalla Corte d’Appello di Milano. I giudici hanno infatti stabilito l’inesistenza dei fatti contestati, ribaltando completamente la condanna in primo grado.
L’allontanamento dalla scuola e l’isolamento
Le accuse – poi rivelatesi infondate – avevano travolto la vita del professore, all’epoca cinquantenne, costringendolo a lasciare la scuola in cui aveva insegnato per anni. Dopo la denuncia, avvenuta per episodi presunti tra il 2016 e il 2017, era stato sospeso nel 2020 con una significativa decurtazione dello stipendio, fino a dover rinunciare definitivamente all’insegnamento. Il peso dello stigma, il giudizio dell’opinione pubblica e l’isolamento personale e professionale avevano trasformato quelle accuse nella fine di un percorso costruito con dedizione.
L’assoluzione: “I fatti non sussistono”
Solo dopo sei lunghi anni di battaglie giudiziarie, il secondo grado di giudizio ha ristabilito la verità: nessuna molestia, nessuna violenza. L’uomo è stato assolto con formula piena. Una sentenza che, pur ridando dignità e verità al professore, arriva dopo anni segnati da ingiustizia, sofferenza e conseguenze irreparabili sulla sua vita e carriera.
L’unica condanna rimasta a carico del docente è di quattro mesi, con pena sospesa e senza menzione, per un episodio isolato in cui avrebbe provocato lievi graffi al collo di uno studente durante un alterco. Anche su questo punto, l’avvocata Isabella Cacciari ha annunciato ricorso.
Il caso apre inevitabilmente una riflessione sul potere distruttivo delle accuse infondate e sulla necessità di un equilibrio tra tutela delle vittime e garanzie per gli accusati. Per il professore, la sentenza di assoluzione arriva come una tardiva, seppur fondamentale, riabilitazione. Ma nessuna sentenza potrà restituirgli il lavoro, la serenità e gli anni di vita perduti.

