Un estratto delle dichiarazioni della ministra per la Famiglia, la Natalità e le Pari Opportunità Eugenia Roccella tratto dall’intervista di Greta Ardito pubblicata sulla rivista Eco, diretta da Tito Boeri.
Negli ultimi anni, l’occupazione femminile in Italia ha registrato un incremento, segnale positivo di un cambiamento in atto. Tuttavia, il divario di genere nel mercato del lavoro rimane significativo: il tasso di occupazione delle donne è ancora inferiore di oltre 15 punti percentuali rispetto a quello degli uomini. Secondo un recente rapporto dell’INAPP, il 64% delle persone inattive è rappresentato da donne, spesso a causa delle responsabilità familiari e di cura. Inoltre, le lavoratrici sono più frequentemente impiegate con contratti a tempo determinato e in posizioni part-time, fattori che incidono sulla loro stabilità economica e sulle prospettive di carriera.
Il governo ha dichiarato di aver posto il lavoro femminile tra le sue priorità, evidenziando alcuni progressi significativi. Con l’attuale esecutivo, si è registrato un record nel numero di donne occupate, superando la soglia dei 10 milioni. Inoltre, sono stati introdotti incentivi per le mamme lavoratrici, agevolazioni per le assunzioni e un potenziamento dei servizi di conciliazione tra vita professionale e familiare, come l’aumento del bonus nido e dei congedi parentali retribuiti all’80% per i primi tre mesi. Tuttavia, sebbene questi interventi siano un passo avanti, il governo riconosce che ci sono ancora divari da colmare e che è necessario un cambiamento culturale per rivedere modelli organizzativi tradizionalmente orientati sulle esigenze maschili.
Un punto critico riguarda la gestione della maternità e il suo impatto sulle carriere femminili. La nascita del primo figlio spesso segna un punto di svolta per le lavoratrici, con una su cinque che abbandona il lavoro, mentre lo stesso fenomeno non si riscontra tra gli uomini. Per affrontare questa problematica, il PNRR ha destinato 3,24 miliardi di euro alla creazione di 150.480 nuovi posti negli asili nido. Tuttavia, l’attuazione del piano ha incontrato difficoltà: al 9 dicembre 2024, solo il 25,2% dei fondi risultava utilizzato. Il governo ha stanziato ulteriori risorse e ha cercato di venire incontro agli enti locali, ma la realizzazione degli interventi resta complessa.
Un problema specifico riguarda i comuni del Sud Italia, dove la necessità di investire negli asili nido è maggiore, ma le amministrazioni temono di non avere risorse per coprire le spese di gestione, in particolare per gli stipendi del personale. Il governo ha sottolineato l’importanza di garantire la sostenibilità economica di questi servizi e ha introdotto il bonus nido, che consente l’accesso gratuito ai servizi già dal primo figlio. Tuttavia, nelle regioni meridionali la domanda di asili nido è storicamente più bassa, anche a causa di un minore tasso di occupazione femminile e della presenza di reti familiari di supporto. In questo contesto, l’aumento dell’offerta potrebbe favorire un cambiamento culturale, incentivando una maggiore partecipazione delle donne al mercato del lavoro.
Infine, il dibattito sulla parità di genere si intreccia con il tema dell’inclusione sociale. Negli Stati Uniti, politiche di inclusione come le preferenze nelle assunzioni e negli appalti pubblici sono state oggetto di controversie, in particolare sotto l’amministrazione Trump, che ha fatto della lotta contro la cultura “woke” una priorità. In Italia, il dibattito resta aperto: da un lato, è fondamentale garantire pari opportunità senza discriminazioni; dall’altro, si discute se le politiche di inclusione debbano basarsi su categorie protette o su un principio di equità universale. Il governo ha espresso la volontà di promuovere un sistema che assicuri a tutti la possibilità di realizzarsi, evitando una segmentazione eccessiva delle categorie sociali.
La sfida per il futuro sarà trovare un equilibrio tra tutela dei diritti, promozione dell’occupazione femminile e sostenibilità delle politiche di welfare, in modo da garantire una società più equa e inclusiva per tutti.

