In Libia, il ministro dell’Interno, Emad Al-Tarabulsi, ha annunciato il ripristino della “polizia della morale”, con l’obiettivo dichiarato di rafforzare i valori tradizionali islamici del paese. La misura, che richiama esperienze simili in paesi come l’Iran, ha suscitato un acceso dibattito pubblico e politico sia in Libia che a livello internazionale.
Questa nuova unità di polizia si occuperà di monitorare aspetti estetici e comportamentali della popolazione, in particolare imponendo alle donne il rispetto di un abbigliamento conforme alle tradizioni, come l’obbligo di indossare il velo (hijab) in scuole e istituzioni. Inoltre, si propone di limitare la libertà di movimento delle donne, vietando loro di viaggiare senza un accompagnatore maschile. Il ministro ha inoltre suggerito l’inclusione di agenti donne per trattare direttamente con le cittadine libiche.
Il provvedimento ha scatenato reazioni contrastanti. Alcuni sostengono che questa iniziativa sia necessaria per preservare i valori culturali e morali del paese. Altri, tra cui attivisti e critici, denunciano un grave attacco ai diritti e alle libertà personali, paragonando tali restrizioni a quelle imposte da regimi estremisti. L’attivista Amira Youssef ha dichiarato che queste misure somigliano più alle leggi dell’ISIS che a una tutela della cultura locale, chiedendo maggiore attenzione su problemi strutturali come la corruzione e l’instabilità economica del paese
Questa decisione evidenzia le sfide che la Libia continua ad affrontare, divisa tra la preservazione delle tradizioni e le pressioni per una maggiore modernizzazione e rispetto dei diritti umani.
Il deterioramento dopo Gheddafi: una Libia frammentata
Dopo la caduta di Muammar Gheddafi nel 2011, la Libia è precipitata in un vortice di instabilità politica, conflitti armati e divisioni interne. L’assenza di un governo centrale forte ha lasciato spazio a milizie locali e gruppi armati che controllano ampie aree del paese. A ciò si aggiunge la rivalità tra due governi rivali: uno a est, sostenuto dall’Esercito Nazionale Libico guidato da Khalifa Haftar, e uno a ovest, con sede a Tripoli, riconosciuto dalle Nazioni Unite.
Questa frammentazione ha avuto gravi ripercussioni sulla società civile, con il peggioramento delle condizioni di sicurezza e dei diritti umani. In particolare, le donne hanno visto ridursi progressivamente le loro libertà, mentre norme tradizionaliste sono state riadottate sotto la pressione di gruppi conservatori e islamisti. Il ritorno della “polizia della morale” rappresenta un ulteriore passo indietro per i diritti femminili, già compromessi dalla situazione caotica del paese

