Questo è stato deciso a seguito di una denuncia presentata da due organizzazioni contro questa pratica al confine, dopo il respingimento di due persone che erano entrate a nuoto. Sono state rimandate in Marocco senza avere assistenza legale né un interprete.
Un tribunale di Ceuta ha dichiarato “illegali” i respingimenti di migranti in mare, in seguito a una denuncia presentata da due organizzazioni contro questa pratica al confine di Ceuta, a causa del respingimento di due persone che erano arrivate a nuoto nella città. In un comunicato congiunto delle associazioni denuncianti, che presentano la sentenza del tribunale, si afferma che il Tribunale Amministrativo numero 2 di Ceuta ha emesso due sentenze sulla figura giuridica del respingimento alla frontiera, comunemente conosciuta come respingimento a caldo. “Da quando la legge sulla protezione della sicurezza cittadina ha introdotto questa figura giuridica, l’esecutivo ha applicato questa pratica a Ceuta e Melilla senza limiti geografici, non solo lungo il perimetro della recinzione, ma anche in mare, su isole e arcipelaghi o nel centro della città”, secondo le associazioni.
Il giudice, nelle sue recenti sentenze, si è opposto a questa pratica, confermando all’Amministrazione che questo tipo di respingimento, di natura così eccezionale, è previsto solo lungo il perimetro della recinzione e ha ricordato che in tutte le altre aree deve essere utilizzata la procedura di respingimento ordinaria con tutte le garanzie previste. Nei casi esaminati dal Tribunale, è stato dimostrato che i migranti sono stati intercettati dalla Guardia Civil in mare mentre tentavano di raggiungere la costa di Ceuta e, successivamente, sono stati rimandati in Marocco senza avere avuto accesso a un’assistenza legale o a un interprete.
Questi ingressi via mare sono una costante nella città di Ceuta, con particolare intensità negli ultimi mesi, e queste sentenze forniscono il quadro giuridico con cui la Delegazione del Governo deve agire nei respingimenti delle persone. Sebbene le sentenze non siano ancora definitive, rappresentano un progresso nel riconoscimento dell’irregolarità di queste pratiche e dei diritti delle persone che accedono al territorio spagnolo, secondo le organizzazioni. Coordinadora de Barrios, No Name Kitchen e il Servizio dei Gesuiti per i Migranti, le associazioni che hanno rappresentato i migranti coinvolti, chiedono la cessazione di questa pratica, il riconoscimento di tutte le garanzie procedurali per le persone straniere e ricordano che il controllo delle frontiere è una responsabilità dello Stato che deve essere esercitata nel pieno rispetto dei Diritti Umani.

