Nicolás Maduro è sempre più accerchiato, non solo dalle critiche interne al paese per presunto “frode elettorale”, ma anche da altri paesi della regione che esigono trasparenza. Dopo le elezioni del 28 luglio, Cuba, Cina, Iran, Cuba, Nicaragua e Bolivia hanno subito felicitato Maduro. Tuttavia, i leader di Brasile, Messico e Colombia hanno richiesto una “verifica imparziale” dei risultati elettorali, segnalando una perdita di sostegno diretto per Maduro.
Gli sforzi diplomatici dei tre paesi sono orientati a trovare una soluzione alla crisi, dialogando sia con il governo che con l’opposizione. Questo approccio è visto come un tentativo di dare più tempo a Maduro, ma potrebbe anche segnare una rottura con il passato recente, indebolendo il sostegno al chavismo.
Il presidente colombiano Petro ha espresso dubbi sul processo elettorale, chiedendo un “conteggio trasparente dei voti” e una “verifica internazionale”. Lula, da parte sua, ha insistito sulla necessità di trasparenza, mentre altri leader della sinistra latinoamericana, come Cristina Fernández Kirchner e Gabriel Boric, hanno criticato il governo venezuelano.
Gli Stati Uniti, attraverso il Dipartimento di Stato, hanno riconosciuto la vittoria dell’oppositore Edmundo González, ma hanno chiesto una transizione democratica negoziata, cercando di evitare di danneggiare le negoziazioni in corso tra i leader latinoamericani e Maduro.
In Venezuela, ex dirigenti chavisti critici di Maduro stanno chiedendo la pubblicazione delle schede elettorali e alcuni suggeriscono l’annullamento delle elezioni. Questo scenario potrebbe portare a nuove elezioni, ma la maggior parte dell’opposizione si oppone a questa idea. Le divisioni interne al chavismo stanno emergendo, e le pressioni internazionali continuano a crescere.

