TENERIFE. Microplastiche, rifiuti, carburante, microalghe, sono molti i tipi di scarichi o elementi che si accumulano nelle acque di tutto il pianeta e che mettono in pericolo non solo la biodiversità marina, ma rappresentano anche un rischio per la salute umana.
Per questo motivo, esistono aziende che si dedicano a svolgere attività di pulizia per evitare i gravi danni che possono causare alla flora e alla fauna che abita i mari e gli oceani.
Tra queste c’è un’azienda delle Canarie che dispone delle migliori imbarcazioni per questi compiti.
Le imbarcazioni della Ocean Cleaner Technology, del gruppo Newport, possono eliminare in pochi giorni le grandi chiazze di microalghe presenti nelle isole Canarie durante l’estate.
Inquinamento, distruzione dell’habitat o perdita di biodiversità sono alcuni dei concetti più comuni quando si parla di inquinamento nei mari e negli oceani.
In alcuni casi si tratta di un processo naturale – aggravato dal riscaldamento globale – e, in altri, dell’intervento dell’uomo che, in molti casi, non ha consapevolezza della quantità di rifiuti che vengono scaricati ogni anno.
Le principali sostanze scaricate comprendono erbicidi, pesticidi, fertilizzanti, detergenti, prodotti chimici, idrocarburi, plastica e acque reflue.
Tutte queste sostanze causano un grande impatto ambientale che danneggia la biodiversità e mette a rischio la salute umana. Qual è la situazione nelle Isole Canarie? Quali sono i principali problemi che si generano nelle acque intorno alle isole?
Con l’arrivo dell’estate, è sempre più comune osservare l’arrivo di grandi macchie causate da microalghe sulle coste delle Isole Canarie.
Il motivo della loro comparsa, o dell’aumento della loro presenza, può essere dovuto all’aumento della temperatura del mare che si è verificato negli ultimi anni, alla forte radiazione solare o a episodi di foschia.
Microalghe e microplastiche, il grande problema delle Canarie.
Le Isole Canarie sono attualmente una delle aree del mondo più colpite dalla presenza di microplastiche.
Questa è una delle conclusioni raggiunte dal progetto Implamac, che indaga sulla presenza di questo elemento nelle acque e nell’ecosistema marino della Macaronesia.
Allo stesso modo, secondo uno studio dell’Eomar, sono stati trovati più di ottanta contaminanti in queste microplastiche.
Un problema che si concentra, in misura maggiore, sulle coste rivolte a nord-est, dove sono stati trovati fino a 300 grammi per metro quadro.
In tutto questo, non bisogna tralasciare il rischio che, essendo un gruppo di isole, il continuo traffico di navi, mercantili o da crociera che arrivano può rappresentare un serio problema di inquinamento, non solo per i rifiuti che si generano ma anche in caso di eventuali perdite di carburante che possono verificarsi in qualsiasi punto dell’arcipelago.
Ma esiste un modo per affrontarlo? È possibile pulire il mare in presenza di questi elementi?
L’azienda canaria Ocean Cleaner Technology, del gruppo Newport, ha sviluppato una tecnologia marina innovativa, incentrata sulla cura dell’ambiente marino e fluviale, per realizzare un’economia circolare blu in un mondo che sta cercando di raggiungere uno sviluppo più sostenibile.
Una scommessa che la pone come punto di riferimento nella pulizia marina e che le ha permesso di ottenere il Sigillo di Eccellenza Europeo, un marchio di qualità nell’ambito del programma di ricerca e innovazione dell’Unione.
Ocean Cleaner Technology offre quindi un’imbarcazione multitasking che consente la raccolta di rifiuti marini, tra cui microalghe, petrolio greggio, idrocarburi, alghe, microplastiche o solidi galleggianti.
Tale è la sua capacità, che è stata richiesta, su richiesta di Gibilterra, per effettuare la pulizia del carburante sversato dalla nave OS35, dopo un incidente avvenuto nell’agosto dello scorso anno, dove ha spazzato una superficie di un milione di metri quadrati per dodici giorni e ha stoccato 26.000 litri di carburante con acqua, restituendo 1,4 milioni di litri di acqua pulita.
L’imbarcazione Ocean Cleaner Technology si adatta a ogni tipo di rifiuto.
Come avviene la pulizia? Si tratta di un’attività in cui la nave deve effettuare dei passaggi nell’area interessata, sempre a bassa velocità, per effettuare la rimozione del materiale o della sostanza trovata in mare.
L’imbarcazione ha una struttura a doppio scafo come un catamarano e l’acqua contaminata che passa tra le due chiglie viene trattata dal sistema di pulizia incorporato nell’imbarcazione, che viene regolato in base al residuo.
Allo stesso modo, consente di svolgere altre attività di manutenzione nelle aree portuali, o anche di svolgere attività di conservazione, potendo trasportare attrezzature e materiali grazie all’ampio ponte. Da notare anche il suo basso pescaggio di soli 0,60 m, che le consente di operare in aree poco profonde.
Una volta terminata la pulizia, la nave scarica il materiale in porto per un ulteriore trattamento. Insomma, un impegno a dare una risposta rapida ed efficace che permette di garantire la sicurezza, non solo dell’uomo, ma di tutta la biodiversità marina.

